SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Se un caso simile a quello di Paolo Canducci si fosse presentato all’epoca dell’amministrazione Martinelli, il capogruppo degli allora Ds, Giovanni Gaspari, non avrebbe presentato alcuna interrogazione nel merito. A confessarlo è lo stesso primo cittadino, che ribadisce la piena fiducia personale e dell’intera maggioranza all’assessore all’Urbanistica: “Non posso dire se l’avrei fatta o meno, letta oggi forse no. Ma anche se l’avessi proposta non sarei rimasto sul pezzo a vita. La politica non è accanimento personale”.

Il sindaco ripete a Emili, Perazzoli e Pezzuoli che Canducci è un libero professionista e che le norme non chiamano in causa alcuna incompatibilità: “Semmai si fa riferimento all’opportunità. Tuttavia, è come quell’editore o giornalista che nel suo giornale ospita la pubblicità di un consigliere o di un assessore e che per questo viene accusato di essere filogovernativo”.

Gaspari riavvolge quindi il nastro: “Quando ero consigliere comunale d’opposizione mi fu negato l’accesso agli atti da parte di un dirigente. Doveva essermi dato per forza, era funzionale allo svolgimento del mio ruolo. Si rifiutò, rispondendo che non mi spettava. La mia battaglia fu aspra, però durò dieci giorni. Non ho mai fatto come quei giapponesi che continuano a stare nella foresta dopo quarant’anni dalla fine della guerra. La vita va avanti”. Segnala poi l’episodio, altrettanto infuocato, di una proposta di variante urbanistica in Via Sgattoni a Porto d’Ascoli, dove su un’area di proprietà della Stella Maris si andò a cambiare la destinazione, dando la possibilità di realizzare una struttura sanitaria. “Uno dei soci della struttura era la moglie dell’ex sindaco. Questa vicenda era un tantino diversa da quella di Canducci, basta andarla a rileggere”.

C’è infine l’occasione per tornare sul Consiglio di una settimana fa: “Calvaresi ha fatto l’unica cosa che da presidente avrebbe dovuto fare: restare in un’assise da lui convocata. E’ anomalo che sia rimasto? Mi sarei stupito del contrario. Fossimo stati più furbi avremmo convocato la seduta il 29 novembre ed in seconda convocazione il 3, 4 o 5 dicembre. Non c’è stato nulla di premeditato. Chi spera sulla nostra caduta non perda tempo ad aspettare”.

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