SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il cuore che gli dice Civati, la testa che gli sussurra il nome di Matteo: “Domenica seguirò la testa e la ragione, quindi voterò Renzi, nonostante non sia un renziano”. Giovanni Gaspari s’è deciso e l’8 dicembre si recherà al seggio con le idee chiare. Salvo ripensamenti. “Non ho fatto né passi avanti, né indietro, bensì uno di lato. Non ho bisogno di accreditarmi e di stare in prima linea, non ci si deve ricollocare per forza. Oggi il sindaco di Firenze propone l’alternativa che la gente invoca, lo sostengo. E’ giusto che ci provi, merita un’apertura di credito”.

Il primo cittadino sambenedettese è affiancato da altri amministratori locali: Valerio Lucciarini e Stefano Stracci. Tuttavia, solo quest’ultimo può appiccicarsi addosso l’ormai celebre etichetta di ‘renziano del primo momento’: “Prima, seconda, ultima ora. Sono linguaggi arcaici”, contesta l’offidano. Stranamente a dirlo sono sempre e solo i convertiti sulla Via di Damasco, saliti in massa sul carro dell’ipotetico vincitore. I fedelissimi dell’amministratore fiorentino abbozzano, fanno buon viso a cattivo gioco e ingoiano il boccone amaro, mentre di fronte agli occhi ripassa il film delle primarie di un anno fa, quando i seguaci del rottamatore venivano respinti ai seggi perché privi di giustificazione.

Lucciarini, ferito nell’orgoglio dagli affondi di Paolo Perazzoli, rivendica la propria coerenza: “Cambiai idea il 25 febbraio. Sono stufo degli atteggiamenti autoreferenziali di qualcuno che si erge a giudice. Quel giorno mi misi a spingere il carro dello sconfitto, più che quello del vincitore Bersani”. Peccato che Renzi la partita l’avesse persa il 2 dicembre 2012, non il 25 febbraio, data al contrario devastante per il futuro politico dell’ex segretario nazionale del Pd.

La Sorge – quarta in graduatoria dietro a Stracci, Elena Franca e Nazzareno Franchellucci e davanti a Mauro Pesarini e Mery Marziali – confessa di aver seguito le orme di Piero Fassino, “da almeno quindici anni mio punto di riferimento”. “Bisogna cambiare passo – dice l’assessore – gli enti locali sono provati dalle mosse del Governo. Siamo convinti che sia il percorso giusto, occorre una visione più larga della politica”.

Tutti insieme appassionatamente in quella che appare a tutti gli effetti pure una resa dei conti intestina, dove Cuperlo – probabilmente figura ideale per Gaspari in condizioni normali – fa rima con Emili&Perazzoli: “Anche una riunione di condominio per qualcuno diventa un referendum sull’amministrazione comunale”, fa notare Fabio Urbinati. “Speriamo in numeri elevati per consentire che la spinta innovatrice sia ancora più forte”.

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