SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Marco Calvaresi evita il commissariamento del Comune di San Benedetto. Il presidente dell’assise salva l’amministrazione guidata da Giovanni Gaspari, garantendo la tredicesima presenza utile in Consiglio per l’approvazione dell’assestamento di Bilancio.

Un flashback lungo quattro anni per il primo cittadino, che rivive i turbamenti del 23 dicembre 2009 a dosi raddoppiate. Se all’epoca furono Edio Costantini e Antonio Felicetti a fargli da stampella, stavolta è esclusivamente l’esponente del Nuovo Polo a tenere a galla il centrosinistra.

Svolti in seconda convocazione, i lavori cominciano senza problemi, grazie all’asticella del numero legale scivolata a quota otto. Ma essendo il documento finanziario una nuova delibera inserita all’ultimo momento, occorre comunque la presenza di tredici persone nell’emiciclo.

LA MOSSA DEL PDL Il Popolo della Libertà se ne va subito. C’è però il tempo di avviare una feroce contestazione sull’atteggiamento adottato dalla segreteria generale, con la riproposizione delle osservazioni inviate alla Prefettura: “L’ordine del giorno può essere integrato in via d’urgenza, consegnandone avviso almeno 24 ore prima della seduta in cui viene posto in trattazione. Avremmo dovuto riceverlo entro le 9.30 di venerdì, mentre la Pec è giunta alle 10.37. Nessuno si permetta più di parlare di legittimità degli atti”. Fiorella Pierbattista ammette la violazione della prassi, tuttavia sottolinea come il tempo concesso ai consiglieri fosse pressoché conforme.

EMILI A MUSO DURO A ruota si accodano Riego Gambini (Cinque Stelle), Domenico Pellei (Udc) e i dissidenti Loredana Emili e Sergio Pezzuoli. L’ex capogruppo del Pd non rinuncia ad un severo intervento contro la giunta, attaccando in special modo l’assessore Margherita Sorge: “Tra assestato e previsionale emergono differenze. Turismo e Cultura hanno goduto di 260 mila euro in più, a differenza del Sociale. Vengo dalla scuola del sindaco, diceva che la promozione spettava alla Regione. La missione di un giorno a Varsavia è costata 26 mila euro. In tempi di vacche magre forse non era il caso, un’amministrazione deve sentire il dovere di essere rigorosa nell’utilizzo delle finanze pubbliche”. Stoccata pure sugli otto tomi di Nunzio Gulino, acquistati per 10 mila euro: “La dignità delle istituzioni non sta negli omaggi che si fanno ai potenti che arrivano in città. I potenti possono benissimo venire e restare a mani vuote. Avreste potuto investire quella cifra per i libri della biblioteca”.

APPELLO TRAMITE SMS L’assenza del ‘verde’ Andrea Marinucci complica i piani di Gaspari. Per circa quaranta minuti scompaiono dalla scena anche i dipietristi Fanini, Del Zompo e Vesperini, a colloquio col coordinatore provinciale Andrea Cardilli all’interno della saletta “Emidio Galiè”. E’ il momento di maggiore tensione che comporta l’entrata in scena di accorati sms spediti dalla maggioranza, contenenti l’invito a rimanere in aula.

“MAGGIORANZA SOLIDA” Ansie che svaniscono quando si tratta di metterci la faccia. Il sindaco inserisce il pilota automatico e racconta la trama di un improbabile film parallelo: “La mia squadra è solida e tranquilla, non ha problemi di numero. Siamo consapevoli di essere stati investiti di un mandato da parte di una consistente maggioranza della città. L’unico interesse dell’opposizione è soffiare odio. Vivono i Consigli con la speranza che siano gli ultimi, a loro interessa mandare tutto al macello. Il Decreto ci è stato comunicato dal Governo con otto mesi di ritardo; in 19 giorni avremmo dovuto travare 1 milione e mezzo. Io non sono un furbetto, sono stato obbligato. Ragionare parzialmente è troppo comodo”. Nel pomeriggio su Twitter scriverà: “Approvati come consuetudine tutti i punti all’ordine del giorno”.

URBINATI IGNARO Il Bilancio passa. Dodici i voti favorevoli (compreso quello di Benigni, convertito sulla Via di Damasco), a cui si somma l’astensione fondamentale di Calvaresi. Sui titoli di coda va in onda l’ennesimo colpo di scena: l’assessore alle Finanze Fabio Urbinati scopre a giochi fatti che senza la partecipazione del presidente sarebbe stata crisi per la giunta. Decisive le spiegazioni della Pierbattista.

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