SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il senatore della difesa. Arrivato ad agosto, Stefano Cafini pare essere parte di questo gruppo da sempre. Instancabile, non si arrende nemmeno quando si fa male: si rialza, stringe i denti e continua a combattere da vero gladiatore. L’out di destra la percorre con infaticabile vigorosità dando vertigini a chi ha l’arduo compito di sovrastarlo.

Arrivato quest’anno in casa Porto d’Ascoli, cosa ti ha spinto a vestire questa casacca?
“La mia decisione è stata molto ponderata e pensata, ma alla fine mi sono convito e ho fatto questa scelta che ad oggi ritengo la più giusta. Uno dei motivi che mi hanno spinto ad indossare la maglia del Porto d’Ascoli è stata la serietà e la disponibilità della società, oltre al grande gruppo che è ora anche il mio”.

In poco più di quattro mesi ti sei ambientato egregiamente.
“Si e per questo devo ringraziare i miei compagni di squadra che sono in primis grandi amici. Non ho mai avuto paure o dubbi sull’integrazione nel gruppo, anche perché mi ritengo una persona socievole ed estroversa”.

Un difensore dall’istinto offensivo che smette di correre quando l’arbitro fischia la fine.
“Ho sempre amato il mio ruolo e ho cercato di dare il massimo in ogni occasione, correndo senza risparmiarmi mai. Accetto ogni critica che mi viene fatta con umiltà, cercando di trarne dei vantaggi per migliorarmi come difensore”.

Un primato che vale la seconda miglior difesa (6 reti incassate) e il secondo miglior attacco (17 reti segate) . Inaspettato o c’è un pizzico di consapevolezza?
“Più che una consapevolezza è una speranza quella di mantenere il primato, che sia il mister, che noi giocatori abbiamo. Ad ogni partita diamo tutti il massimo cercando di finire questo campionato al meglio senza rimpianti o remore”.

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