SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tutto ha inizio lunedì 18 novembre, con un comunicato stampa redatto dal Comune di San Benedetto. “Il Consiglio del 19 ospiterà un punto aggiuntivo inserito successivamente alla diffusione dell’ordine del giorno”. Si tratta di una modifica dell’aliquota dell’Imu 2013 sulla prima casa, già deliberata dall’assise lo scorso febbraio, che passa dal 4 al 6 per mille. “Per i cittadini non cambierà nulla – rassicurano dal Municipio – visto che l’Imu per l’abitazione principale è stata abolita. La modifica della tariffa è invece molto importante per gli equilibri del bilancio”.

In Consiglio il provvedimento passa. Emili e Pezzuoli si astengono, mentre il centrodestra si esprime negativamente. Il sindaco Gaspari commenta immediatamente l’episodio su Twitter: “Il Pdl, in evidente confusione mentale, vota contro anche le delibere a favore dei contribuenti”.

Passano i giorni, nei quali l’amministrazione tenta di capire se l’escamotage andrà a buon fine. C’è ottimismo, in fondo a far compagnia all’ente piceno ci sono almeno altri seicento comuni, tra cui spiccano la Capitale, Torino, Milano, Bologna e Verona. Da Roma vengono ribattezzati sindaci furbetti. “Facciamo di necessità virtù – obietta Gaspari – in un Paese normale gli accordi si siglano prima, non a metà gara”.

Giovedì sera, al termine del Consiglio dei Ministri, ecco la doccia fredda. Abolita la seconda rata dell’Imu, ma non per tutti: i proprietari della prima casa residenti nei comuni che hanno effettuato l’aumento dell’aliquota saranno chiamati a versare entro metà gennaio 2014 la metà dell’incremento. Lo Stato compenserà pertanto queste realtà solo del 50 per cento.

Secondo uno studio della Uil lo scherzetto causerà una mini-stangata di circa 42 euro a famiglia. Un risparmio rispetto a dodici mesi fa, tuttavia l’imposta sull’abitazione si pagherà comunque. A meno di ulteriori stravolgimenti dell’ultimo momento.

Della questione si è ampiamente discusso nel corso dell’Unione Comunale del 28 novembre. Alla presenza del primo cittadino e dell’assessore alle Finanze, Fabio Urbinati, non sono mancate critiche all’operazione fallita. “Quello che doveva essere un trucco tecnico-contabile per farci stornare più  risorse dal Governo si è ritorto contro e rischia di diventare un prelievo aggiuntivo dalle tasche dei cittadini”, ha denunciato Gianluca Pompei. “Dovremmo cercare altre strade per il reperimento delle risorse, piuttosto che tassare ulteriormente i sambenedettesi, seppur per una piccola cifra”.

L’assestamento approderà in Consiglio sabato. Il capogruppo dei democratici, Claudio Benigni, affermò che non avrebbe appoggiato un documento finanziario contenente nuove tasse per la collettività. Chissà se manterrà la promessa.

Nel frattempo è andata deserta la prima convocazione di venerdì mattina. I dissidenti del Pd lo hanno definito “un giochetto per far guadagnare un vantaggio strategico alla maggioranza, che però svilisce le istituzioni”. Severa la replica di Gaspari: “Non c’entra niente la mancanza del numero legale. La decisione è stata presa per dare più tempo agli uffici preposti di lavorare sul Bilancio, sia per permettere di approfondire lo strumento giuridico-contabile”.

Tutto chiaro, tranne un aspetto: perché non fissare i lavori direttamente per il 30 novembre, in prima convocazione?

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