SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Scongiurato l’aumento delle tasse a danno delle attività produttive: l’aliquota rimarrà stabile al 7,9 per mille. Stesso discorso anche per gli appartamenti in affitto e quelli in comodato d’uso: “Furono scelte politiche forti che siamo contenti di mantenere – annuncia l’assessore alle Finanze, Fabio Urbinati – non incrementeremo di un centesimo quelle voci”.

Il decreto del Governo andrà letto e valutato attentamente. A tutte le amministrazioni che hanno alzato l’aliquota dal 4 al 6 per mille, la parte in eccesso verrà ristornata al 50% dallo Stato. La restante metà sarà tuttavia a carico dei cittadini. “Pagheranno il rimanente uno per mille. Il documento che ci invieranno spiegherà in che modo. Forse si inserirà il pagamento nella nuova Imposta Unica Comunale, però penso sia improbabile far confluire un tributo dell’anno precedente sul 2014. Aspettiamo notizie, di sicuro non potranno più affermare di aver abolito l’Imu perché non hanno restituito l’intero gettito ai Comuni. Questa manovra è stata pasticciata”.

L’assestamento di Bilancio approderà in Consiglio già sabato. L’esecutivo guidato da Letta non ha concesso alcuna proroga, confermando il termine ultimo per il 30 novembre. L’amministrazione sambenedettese aveva nel frattempo provveduto a stilare due differenti delibere, una con l’entrata ipotetica del 6 per mille, e un’altra con la leva fiscale sulle strutture commerciali ritoccata al massimo.

“Gli Uffici lavoreranno incessantemente per rispettare i tempi”, garantisce Urbinati. Il regolamento consente infatti la presentazione di un ordine del giorno a ventiquattr’ore dalla seconda convocazione, qualora la prima andasse deserta. Ma mai dire mai. “Chi si presenterà in assise venerdì si assumerà una responsabilità enorme. Non abbiamo attuato alcuna strategia in merito al numero legale, è palese. Dobbiamo interpretare le direttive, riga per riga. Certe contestazioni vanno fatte al Governo, non a noi. Facciano quello che vogliono, i giochetti stanno a zero. Chi fomenta la polemica non conosce la materia”.

Nei giorni scorsi, in piena emergenza, il Comune era riuscito a raggranellare 500 mila euro, recuperati dalle spese correnti. La cifra più elevata, pari a 170 mila euro, giunge dalle entrate Imu sottostimate relative ad esercizi commerciali e appartamenti in affitto. Ci sono poi 100 mila euro derivanti dalle gare pubbliche nel campo dei servizi sociali, aggiudicate al ribasso. Inoltre, ancora soldi dai mutui accesi a tasso variabile e dal servizio tributi. Risorse che oggi potrebbero finire al Sociale e nel capitolo delle agevolazioni legate al problema abitativo.

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