SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Meglio non rischiare. Qualora in Governo non concedesse la proroga sull’approvazione dell’assestamento di Bilancio, i Comuni sarebbero costretti a votarlo non oltre il 30 novembre. Un rischio che ha spinto l’amministrazione comunale sambenedettese ad indire il Consiglio in prima convocazione il 29 e in seconda il sabato mattina successivo.

Quasi sicuramente andrà in porto l’ultima ipotesi, dato che l’asticella del numero legale per dare il via all’assise crollerà da 13 ad 8 presenze. A dare certamente forfait sarà infatti l’esponente dei Verdi Andrea Marinucci, mentre il capogruppo dei democratici, Claudio Benigni, aveva annunciato pubblicamente che non avrebbe appoggiato un documento finanziario contenente nuove leve fiscali a danno dei cittadini.

In ogni caso, Loredana Emili e Sergio Pezzuoli si presenteranno in Sala Consiliare venerdì, nel tentativo – si presume col supporto di Pdl, Udc e Movimento Cinque Stelle – di dare comunque il via ai lavori e compiere lo sgambetto alla maggioranza.

Tra i dissidenti e il resto del gruppo consiliare del Pd prosegue la guerra fredda. Alla riunione di lunedì sera i due non sono stati invitati, confermando una metodologia che prosegue da più di otto mesi. “Se ti opponi al regolamento interno al partito, che vuole che dopo una discussione lunga ed aspra si arrivi comunque ad una sintesi, ti comporti come una forza di opposizione”, accusa Benigni. “Credo debbano prendere atto che il loro atteggiamento è simile a quello del centrodestra.  Continuai per mesi a invitarli al gruppo, ma sistematicamente disertavano gli incontri. Hanno poi cominciato a lamentarsi dal momento che ho smesso di contattarli”. Benigni ricorda di averle tentate tutte. “La loro posizione è chiara, non ci sono dubbi. Qualora ci fosse un reale tentativo d’avvicinamento, con l’accettazione delle norme interne, ben venga”.

Emili e Pezzuoli non molleranno la presa, forti di un 40% dei tesserati che in occasione dell’ultimo congresso cittadino si è riconosciuto nella cosiddetta linea ‘perazzoliana’. Inoltre, c’è in ballo una questione di principio: se il gruppo li ha di fatto estromessi dai giochi, come mai una parte dell’indennità da consigliere finisce ancora nelle casse del Pd locale?

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