a breve servizio video

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cosa fareste se vi dicessero che potreste risparmiare la metà di una spesa che incide per il 60% sulla vostra attività? Vero, fareste salti di gioia.
Ecco allora che il progetto “BiFuel Marine San Benedetto del Tronto” potrebbe risultare come una innovazione importantissima per la marineria sambenedettese: si tratta di una idea elaborata da Confindustria Energia e Nuove Tecnologie e che ha coinvolto diverse aziende della filiera delle energie rinnovabili della Provincia e altre associazioni come la Cna. Considerando una spesa per il gasolio che arriva a diverse migliaia di euro ogni mese, si capisce l’impatto che può avere una soluzione del genere.

Si tratta di utilizzare Gas Naturale Liquido quale carburante secondario che, a bordo dei pescherecci, può combinarsi con il gasolio normalmente utilizzato: un sistema “BiFuel” (doppio carburante) che necessita di alcuni passaggi burocratici e tecnici.

Primo fra tutti, la realizzazione di un sito, in ambito portuale, dove stoccare il Gas Liquido, e quindi, a bordo delle imbarcazioni, di un ulteriore serbatoio. Il gas liquido presenta rendimenti energetici di molto superiori rispetto al normale gasolio, oltre ad emettere nell’aria meno C02 e zolfo.
“Per la prima volta pensammo a questa ipotesi tre anni fa, quando, in una conferenza a Grottammare, un progettista israeliano ci mostrò questa idea per autobus e camion – spiega Giovanni Cimini, vicepresidente provinciale di Confindustria e presidente della sezione Energia e Nuove Tecnologie – Così abbiamo coinvolto l’intero Distretto delle Energie Rinnovabili Piceno, che vedrà ufficialmente la luce nei primi mesi del 2014. Si tratta di un progetto all’avanguardia in ambito nazionale e ci terremmo che riuscissimo a realizzarlo per primi a San Benedetto”.

Considerando che sono passati poco più di 100 anni dal varo del primo peschereccio a motore in Italia, fatto avvenuto proprio a San Benedetto, questa ulteriore innovazione sarebbe augurabile.

Sono necessari dei passaggi burocratici: innanzitutto il nulla osta del Riina per quel che riguarda la sicurezza dell’impianto a bordo (ma i curatori del progetto assicurano che a breve ciò avverrà) e poi l’accordo tra tutti gli enti che hanno competenza in area portuale: “Ci sarà la necessità, a breve, di aprire una tavola rotonda tra Comune, Demanio marittimo, Demanio Idrico, Capitaneria di Porto, Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza, Sovrintendenza, Genio Civile” spiega l’architetto Fabio Marcelli che sta seguendo la progettazione.

Alessandro Ciarma, titolare della Elettra Standard Oil e partner tecnico del progetto, afferma: “Il serbatoio mantiene il gas in forma liquida a -162° C: il peschereccio parte con il normale motore a gasolio poi successivamente il gas si scalda e subentra al gasolio. Al momento in Italia abbiamo due soli rigassificatori, a Rovigo e a La Spezia, per cui gran parte del gas liquido naturale arriva dai rigassificatori spagnoli con le autobotti”.

Per la Cna di San Benedetto Irene Cicchiello esprime “la speranza che questo progetto possa vedere la luce perché, oltre ad un risparmio sul combustibile, trasformerebbe il porto di San Benedetto in un’area dove installare questi nuovi serbatoi anche per pescherecci di altre marinerie, aiutando la cantieristica a superare un momento difficile”.

“Nel 2012 sono state demolite ulteriori 12 imbarcazioni sulle 130 attualmente in uso – aggiunge l’assessore alla Pesca del Comune di San Benedetto, Fabio Urbinati – Anche se non mancano segnali di vitalità considerando i 6,5 miliardi destinati al settore della Pesca dall’Unione Europea, anche se purtroppo una gran parte è destinata alle demolizioni anziché ai nuovi progetti. Ma non nascondo che con questa idea molte imprese riceverebbero una boccata d’ossigeno e alcune potrebbero tornare ad operare”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 734 volte, 1 oggi)