SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le sedute della Commissione d’inchiesta sullo stadio saranno sempre a porte chiuse. Non qualcuna, come fu annunciato in sede di insediamento, ma tutte, a prescindere da quale sarà il tema di discussione.

Un atteggiamento che smentisce i propositi della vigilia, quando la segretaria comunale Fiorella Pierbattista spiegò che l’organo guidato da Pierluigi Tassotti avrebbe rispettato “le modalità in vigore per le Commissioni permanenti”, senza filtri “a meno che non vengano tirate in ballo questioni ritenute sensibili”.

Invece no. Stampa tenuta fuori dalla porta pure giovedì, nonostante gli argomenti posti sul tavolo fossero noti e ampiamente dibattuti. Nel corso della riunione sono stati mostrati l’atto di indirizzo per i lavori di messa a norma dell’impianto votato in Consiglio Comunale nel 2010, il bando stilato dal dirigente e l’assegnazione dei lavori.

Un modo per accendere i motori e rendere maggiormente partecipi quei componenti – come Domenico Pellei, Pierfrancesco Morganti, Roberto Bovara, Giacomo Massimiani e Riego Gambini – che nella passata esperienza amministrativa non sedevano nell’emiciclo.

I consiglieri del Pd hanno quindi fatto notare al presidente che quando l’atto d’indirizzo approdò in assise lui uscì dall’aula. Prova inconfutabile, a loro avviso, di un conflitto di interessi per l’esponente del Pdl, all’epoca team manager della società rossoblu.

Per i prossimi appuntamenti, al termine di ogni incontro verrà stilato un breve verbale, con uno dei presenti chiamato a comunicare con i giornalisti. Identiche modalità in vigore per le Commissioni permanenti? Non proprio.

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