SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Non voto il Bilancio con altre tasse”. Ad annunciarlo in Consiglio Comunale è Claudio Benigni, capogruppo del Partito Democratico. Nel mirino il corposo aumento della leva fiscale a danno delle attività produttive e delle abitazioni in affitto che verrebbe attuato qualora l’esecutivo guidato da Letta non dovesse accettare l’escamotage messo in atto dal Comune di San Benedetto, con l’aumento dell’aliquota Imu sulla prima casa dal 4 al 6 per mille. Si coprirebbe così il buco da 1,5 milioni causato dai mancati trasferimento dallo Sato, facendosi riconsegnare dal Governo una cifra più grande.

La proposta dell’amministrazione è passata nell’assise di mercoledì con il voto contrario di Pdl-Cinque Stelle e le astensioni di Loredana Emili, Sergio Pezzuoli e Marco Calvaresi.

“Non vogliamo aumentare le tasse – ha detto il sindaco Gaspari in un animato intervento – intendiamo ottenere il rimborso al 6 per mille, come hanno già chiesto altre grandi città, da Milano a Napoli, a Varese. Se la proposta passerà, dovrà passare per tutti. Abbiamo un indebitamento irrilevante, uguale a zero. Non vorremmo vessare nessuno ulteriormente. Gli enti locali sono semplici riscossori delle tasse, mentre altri vanno in tv a vantarsi di averle eliminate. Non si potrà dire che non le abbiamo provate tutte”.

Da parte del primo cittadino non sono mancati attacchi al Governo: “Viviamo in un mondo che gira al contrario, vengono penalizzati gli enti virtuosi che amministrano bene. Quando il 27 febbraio scorso approvammo il bilancio previsionale avevamo di fronte altro film”.

La Emili, pur trovandosi d’accordo con Gaspari, ha mostrato seri dubbi sulla riuscita dell’operazione: “Seicento Comuni hanno attivato questo giochino. Occorrerebbero 3 miliardi di euro e non è possibile recuperare tanti soldi. Il sindaco dovrebbe ammettere che è una furbizia e che, a meno di un miracolo, non torneranno indietro queste risorse”.

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