Il video sarà visualizzabile anche sui canali della televisione digitale terrestre Super J Tv, visibile al canale 603 nelle Marche e in Val Vibrata e 634 in Abruzzo
Riprese e montaggio di Arianna Cameli
Intervista di Pier Paolo Flammini

ACQUAVIVA PICENA – Tute da lavoro, ognuna con il nome di un dipendente, appese all’esterno dello stabilimento; accordo compatto dei 150 lavoratori su un unico documento da presentare all’azienda; e auspicio a imprenditori e politica ad investire nello stabilimento Roland Europe di Acquaviva Picena, “dove esiste una tradizione strumentistica ed una cultura musicale unica al mondo”.

La protesta dei lavoratori Roland, che aprono l’ingresso dello stabilimento alla stampa per comunicare la propria posizione (nelle prossime ore servizi video su RivieraOggi.it e Super J Tv) è univoca ed è un atto d’accusa alla corporation nipponica. Sul banco degli imputati, nelle parole degli intervistati, c’è proprio l’idea di un furto. Perché la Roland è una fabbrica non soltanto dedita alla produzione di strumenti musicali, ma anche alla loro ideazione e progettazione: dunque ci sono persone che lavorano qui da più di 30 anni (lo stabilimento è sorto nel 1974) che hanno dedicato la loro vita a pensare e a trasformare le idee in prodotti che hanno fatto il giro del mondo, ed ora, invece, sono a recriminare per la fine di una vita intera.

“Mercoledì scorso siamo stati tutti convocati nell’aula del Media Center – spiegano – E abbiamo appreso all’improvviso della volontà di liquidare lo stabilimento”. Così: la vita cambia da un minuto all’altro. Sembra che la volontà della Roland sia quella di trasferire la produzione nell’estermo Sud-Est Asiatico, dove esistono già degli stabilimenti: “Ma fanno produzione e non progettazione – spiegano i lavoratori – la nostra forza è stata proprio la sinergia tra i due reparti, per cui se la produzione rilevava qualche piccola imperfezione, subito la progettazione interveniva”.

“Si sta chiudendo un’azienda sana, con un bilancio positivo, che rappresenta l’eccellenza nel nostro campo: i nostri prodotti vengono apprezzati e venduti a tutti i musicisti del mondo ma questo sito verrà chiuso anche se dovrà produrre fino alla fine di marzo per evadere gli ordini urgenti e per dare tempo alla corporation di riorganizzare la produzione in altri stabilimenti che produrrann0 strumenti progettati qui, pensati qui, con suoni creati qui, sviluppati ed industrializzati qui” scrivono i lavoratori, ai quali rimarrebbero soltanto degli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione.

“Modelli in commercio oggi non avranno futuro perché fuori dalla nostra regione non esistono le condizioni per poter continuare ad essere sviluppati. Per tutti questi motivi abbiamo scelto questa forma di protesta, perché ci opponiamo con forza a questa scelta distruttiva e perché vogliamo affermare con altrettanta forza che la nostra professionalità non è in liquidazione” termina la nota.

Intanto proprio questo pomeriggio è in programma un incontro decisivo tra i lavoratori e la proprietà. “E dire che dopo quanto avvenuto nel 2009, con la messa in mobilità di 40 lavoratori, si era arrivati ad un patto di fiducia, e infatti siamo riusciti ad affrontare la concorrenza internazionale con bilanci positivi o in pareggio. Non ci aspettavamo questa decisione”. E naturalmente non mancano accuse alla classe politica: “Sia a livello locale che regionale che nazionale non stanno facendo altro che distruggere questa nazione”.

Nelle prossime ore interviste video ai lavoratori Roland.

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