SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In questi giorni si sta parlando molto di turismo. Di quello che è stato e di quello che sarà. I pareri sono contrastanti. Da locandine davanti alle edicole che riportano di “boom” ad albergatori e altri operatori turistici che parlano apertamente di crisi e quindi di mancati introiti.
Ci sta tutto, credo che ogni parere sia giustificato da “pezze di appoggio”, magari personalizzate a proprio favore. Non ci sta invece che non esiste un vero punto di riferimento in grado di dire l’ultima parola sia su come gestire la stagione o l’anno turistico sia su come tirare le somme.
Ogni tanto qualcuno si sveglia e decide di salvare il turismo sambenedettese perché lo ritiene agonizzante. Anche io. Ma con una differenza fondamentale. A me piacerebbe che finalmente si creasse un unico ente turistico (chiamarlo Piceno sarebbe l’ideale, anche se il nome senza sostanza non è la cosa più importante), con tanto di presidente e consiglio di amministrazione da eleggere ogni due anni. A molti altri, visto il proliferare di associazioni private, non interessa trovare soluzioni concordate (anche se il fine è indiscutibilmente lo stesso) ma si propongono come salvatori della patria senza che la comunità picena glielo abbia chiesto.
Il dubbio che certe associazioni abbiamo fini diversi, legati alla possibilità di ricevere contributi pubblici, municipali, provinciali e regionali o per scopi politico-elettorali o per trarne vantaggi economici personali e non comunitari diventa quindi ammissibile.
Questa introduzione per ribadire il mio pensiero è solo il prologo di una lunga lettera sull’argomento (io la condivido in pieno) inviatami da un sambenedettese, ora dirigente della Presidenza del consiglio dei ministri ed esperto in materia. Eccola:

Cortese Direttore,
in merito ai temi del turismo, ai quali la vostra testata dedica da sempre una particolare attenzione, Le sarei grato potesse valutare la possibilità di pubblicare questa mia quale utile spunto a riflessioni sul tema.
Avendo trascorso buona parte della mia vita a San Benedetto del Tronto seguo sempre con attenzione le vicende legate a quella che considero la mia terra di adozione.
Da tempo lavoro a Roma come dirigente della Presidenza del consiglio dei Ministri, nello specifico nei precedenti governi mi sono occupato di temi relativi al turismo in ambito nazionale ed internazionale; in particolar modo ho curato piani e programmi di intervento per il governo in collaborazione e di concerto con gli organismi deputati a promuovere l’immagine del nostro paese, il made in Italy e le nostre eccellenze nel panorama internazionale: Enit, Ice, ambasciate ecc, organismi con i quali collaboro tuttora.
Mi scuso per la premessa che è necessaria per affrontare l’argomento che vorrei portare all’attenzione dei lettori.
Leggo, ed è notizia di questi giorni, che molteplici organismi ed istituzioni del nostro territorio, senza entrare nello specifico poiché il problema in se è generalizzato, stanno attivando missioni ed interventi mirati alla promozione del territorio su importanti mercati esteri, mi riferisco in particolar modo all’est Europa e alla Russia.

Ecco, vorrei parlare proprio della Russia… Personalmente conosco bene quello specifico mercato, ho attivato progetti di profilo negli anni passati in questa terra così lontana ma anche così vicina, un’economia importante che merita tutta la nostra attenzione e alla quale, anche nell’ambito del dell’accordo quadro di cooperazione sul turismo per il biennio 2013-2014 siglato a marzo a Mosca con il precedente Governo, sono stati dedicati e sono attualmente in corso interventi di sistema posti in essere dagli attori istituzionali competenti, e finalizzati all’attivazione di strategie per l’attrazione dei flussi turistici verso l’Italia.
Ora, di recente ho partecipato in qualità di moderatore nelle Marche ad un interessante convegno internazionale sul turismo accessibile, del quale sono coordinatore del comitato ministeriale e tema sul quale ci sarebbe molto da dire… e in tale sede ho appreso di numerose e diversificate attività tese a promuovere il nostro territorio in quel paese, o comunque in grandi paesi dell’est o est Europa
Non le nego che la cosa mi ha in qualche modo turbato come cittadino sambenedettese, non posso che apprezzare la volontà di rilanciare il turismo in una città che come sappiamo vive prevalentemente di questo, ma non solo, il problema della destagionalizzazione, la crisi, ecc.. certo questi fattori negativi necessitano di azioni e risposte forti ed immediate per riuscire a mantenere un alto livello di competitività del territorio, ma da esperto di turismo mi permetto di sollevare forti dubbi e perplessità sulla necessità, e soprattutto sulla opportunità, di porre in essere tali azioni, che per quanto siano potenzialmente animate da buone intenzioni, purtroppo non potranno sortire gli effetti attesi.
Mi spiego, senza addentrarmi in tecnicismi assai noiosi e disquisizioni sulle competenze della materia (esclusività delle regioni, filiere e sinergie di sistema, ecc), la questione, pur nella sua complessità apparente è estremamente semplice, e per spiegarla dovrò fare un esempio di quanto mi è personalmente accaduto a Mosca tra dicembre 2012 e gennaio 2013.
Mi trovavo a promuovere il paese nell’ambito di un’importante iniziativa che ha visto il turismo come punta di diamante, qui avevo il compito di comunicare e far conoscere le nostre eccellenze a interlocutori russi: istituzioni, imprenditori, tour operator, ecc. non ho avuto problemi, l’Italia è ancora il brand più forte del mondo… la ricchezza delle nostre leve attrattive è fuori discussione: moda, cultura, artigianato, enogastronomia e turismo, i russi amano il nostro paese. In quella occasione è stato facile o almeno così pensavo… Roma, Venezia, Milano e La Sardegna.. fin qui tutto bene… ma poi nulla.. escludendo i customer fidelizzati (già nostri clienti) dobbiamo necessariamente tener conto che stiamo parlando di una delle economie più importanti per noi nel mondo, il turista russo è tra i più forti top spender, conosce l’arte, la cultura, apprezza il buon cibo e ama il concetto stesso di italianità e made in italy, i nostri architetti hanno costruito i più importanti monumenti russi, tra cui il lo stesso Cremlino. Siamo per loro punto di riferimento, ma il problema che non ci conoscono se non in modo generalizzato e superficiale.
Il motivo è semplice, trattandosi di uno dei paesi più vasti del mondo, dove le persone stesse faticano a conoscere il loro stesso paese, i loro territori, i diversi usi tra regione e regione, appare quanto mai complesso definire una strategia di sistema mirata ad attrarre potenziali clienti. Questa strategia deve necessariamente essere realizzata in un’OTTICA UNITARIA non “frazionata”, al contrario sarebbe ed è per loro incomprensibile conoscere il nostro paese, figuriamoci uno specifico territorio.
È già difficile spiegare loro il nostro paese e le sue caratteristiche, è complesso far capire che siamo articolati in regioni, assai complicato far comprendere che queste poi a loro volta si suddividono in province e comuni, e che questi hanno tutte caratteristiche diverse anche se considerate meravigliose tra loro. La nostra forza, rappresentata proprio dalla diversità e pluralità che ci caratterizzano, sotto il profilo della promozione costituisce purtroppo la nostra più grande debolezza.
Per comprendere meglio questa mia considerazione, invito i lettori a fare attenzione ai numerosi messaggi che altri paesi trasmettono in Italia da qualche anno, come se noi fossimo un mercato da aggredire.. Grecia, Tunisia, Marocco, Spagna, basta vedere come comunicano, questi non ci propongono di andare a Madrid e Barcellona, ad Atene e Mykonos, ecc. ci dicono di andare in Marocco, Tunisia, Grecia e spagna, e lo fanno non solo con noi, ma anche e soprattutto con i nostri mercati di riferimento divenendo pericolosi e agguerriti competitor, rosicchiando fette di mercato già indebolite dalla crisi che ha indubbiamente colpito anche questo settore.
Questi paesi, infatti,<strong> non disperdono energie, risorse, azioni e interventi promuovendo micro realtà, ma facendo sistema</strong> e concentrando risorse e competenze, poi la partita dei territori se la giocheranno in un secondo momento, intanto però ci portano via i clienti.
È indubbio che il nostro paese necessiti oggi di una radicale riforma del settore, che a mio parere debba necessariamente passare dalla revisione del sistema delle competenze, degli organismi e istituzioni deputate, e molto altro… Il turismo è il nostro prodotto più importante e unico volano per uscire dalla crisi.
Egr. Direttore, spero mi scuserà per queste lunghe considerazioni, ora per tornare a San Benedetto ed al nostro turista russo, personalmente mi chiedo, ma come possiamo spiegare al russo medio, che non conosce neanche i confini del suo paese, che deve venire in Italia (e fin qui ci siamo), dove ci sono meravigliose regioni, e che tra queste 20 deve sceglierne una, e che in questa c’è una bellissima provincia (il Piceno) dove poi c’è una bellissima città che si chiama San Benedetto del Tronto, che è vicina a Grottammare ma non è Martinsicuro… sfido qualunque tour operator italiano e russo che sia a far passare questo messaggio come un messaggio vincente… ed è questo il problema che gli attori istituzionali e associativi dovrebbero porsi nella fase di programmazione delle politiche turistiche del territorio, prima di attivare interventi che comprendano anche possibili missioni all’estero… oggi quanto mai un inutile dispendio di risorse che potrebbero essere destinate ad interventi e processi innovativi nel settore.
L’obiettivo è comune, ma i troppi e diversi attori, a diverso titolo e livello, lo perseguono con mezzi e strategie diverse, disperdendosi in attività che dal punto di vista dei risultati porteranno poco o nulla… diverso sarebbe mettersi ad un tavolo, tutti insieme, e magari coinvolgere anche gli enti che per risorse, capacità e competenze, potrebbero dare un supporto prezioso, mi riferisco in particolar modo all’Enit che attraverso le sue antenne ha una conoscenza dei mercati di riferimento assai più completa di quella che possono avere altri soggetti. Unire risorse tra i vari livelli di Governo, con il supporto e di concerto con le associazioni di categoria, destinatarie ultime dei potenziali benefici, può essere l’unica strada per una strategia vincente, non andare in ordine sparso come sempre più spesso accade.
Spero di essere in errore, e che il turista russo a giugno passeggi sul nostro lungomare e che a lui ne seguano altri, spero di vedere i dati dei flussi e poter apprendere con grande soddisfazione che a seguito di queste missioni c’è stato e ci sarà un feedback positivo, i numeri… questi maledetti numeri. Purtroppo però l’esperienza mi dice che non sarà così, ma in fondo in fondo e da sambenedettese spero di sbagliarmi.
Caro direttore, questa mia non vuole essere una critica e quanto mai una polemica in contrasto a quanti, a tutti i livelli, si stanno adoperando con le poche risorse e mezzi a disposizione per rilanciare il turismo nel territorio, conosco le istituzioni locali e il loro impegno, ma spero queste mie considerazioni possano costituire utile argomento di riflessione su un tema così importante specialmente per la nostra città, al fine di valutare se sia opportuno pensare, o meglio “ripensare”, il modo di fare turismo sul territorio.
La ringrazio per lo spazio che potrà dedicarmi.
Le auguro buon lavoro.

Valentino Guidi
Dirigente Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento della Funzione Pubblica
Unità per la Semplificazione e la Qualità della Regolazione
Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione
Coordinatore Comitato promozione e sostegno Turismo Accessibile

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<em>Ringrazio Valentino Guidi per la sua disanima (ma anche perché scelto Riviera Oggi per diffonderla) che mi auguro “apra la testa” a chi sta scherzando con il futuro turistico della nostra riviera che, di questo passo, sarà sempre meno determinante per la sua crescita lavorativa ed economica e quindi per migliorarne il tenore di vita. Che la creazione di un ente unico e responsabile (nel bene e nel male) sia indispensabile, si legge chiaramente nelle parole di Guidi.
Che sia un Consorzio turistico, un Associazione di albergatori, l’Apt, l’Etp, l’Atp eccetera eccetera non ha importanza. È importante invece che la politica osservi attentamente, promuova la creazione di un Ente Turismo e lo supporti economicamente in base ai risultati che sarà in grado di ottenere, ma ne resti fuori. Tutto il resto è chiacchiera e nulla più.

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