SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nuovo appuntamento con il cineforum Buster Keaton a San Benedetto, con doppia proiezione, martedì 5 novembre, alle 17 (per gli anziani) e alle 21.30, al Teatro Concordia.

Il film in programma è “Infanzia Clandestina” di Benjamin Avila (Argentina/Spagna/Brasile, 2012)

LA TRAMA Buenos Aires, 1979. Juan è un bambino clandestino di 12 anni che vive insieme alla sua famiglia. Mentre a casa può essere Juan, per la scuola e il quartiere in cui vive è semplicemente Ernesto, un’identità che gli permette di tenersi al sicuro dalle ombre di un Paese in guerra. Nonostante la sua giovane età, si ritrova così a vivere in due differenti universi: il mondo di Juan e il mondo di Ernesto, due realtà che spesso si scontrano ed entrano in conflitto. Quando conosce Maria, una ragazzina per cui prova la prima cotta, Juan pensa di non poter continuare a nascondersi per sempre: una scelta che però potrebbe essere molto rischiosa.

Nel 1979 Juan ha 12 anni, poche settimane dopo spegnerà 13 candeline sulla torta di Ernesto Estrada. Il suo nuovo nome è un omaggio al Che e un’importante eredità battagliera, quella dei genitori combattenti contro il regime di Videla, rientrati clandestinamente in Argentina dopo l’esilio a Cuba. Il ragazzino con la sorella in fasce arriva a Buenos Aires in un furgoncino che trasporta arachidi al cioccolato, e presto scopre la parte dura sotto la sfoglia dolce del ricongiungimento familiare.

A scuola è un alunno appena giunto da Córdoba, incontra il primo amore nella palestra dove María srotola con grazia ipnotica il nastro di ginnastica. A casa è un giovane guerrigliero con un nascondiglio scavato dentro la parete: dietro le scatole di croccanti snack che puntualmente ci ricordano la sua infanzia diversa, costretta, stratificata. Ávila riavvolge il filo di una gioventù superata e mai rimossa. Parte dalla (sua) prima persona (la madre desaparecida) e applica il filtro dolceamaro dello sguardo fanciullesco a una storia vera e dura. Non la spoglia delle asprezze, circonda il suo protagonista con il braccio di uno zio coraggioso e umano (l’ottimo Ernesto Alterio), sfuma la violenza inevitabile in animazione resistente, firmando un’opera intima e necessaria, che parla con pudore e coscienza di una lotta (in)giusta. Dove la perdita – dell’identità, della casa, del padre – passa dallo smarrimento del sistema binario Bene/Male, e le conseguenze dell’amore (di un genitore, per un ideale) sono più grandi dell’amore stesso.

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