RIPATRANSONE – Con flebile voce, Suor Crocefissa ti fa dono di un libro e un pieghevole su Suor Maria Addolorata, Serva Di Dio, dentro il Monastero delle Suore Passioniste di Ripatransone. Fuori, intanto, si è appena concluso un Consiglio comunale aperto, e all’aperto, nel quale si è approvata una delibera contenente l’invito alla Curia Romana, al Vescovo della diocesi Gervasio Gestori e alla Casa Madre dei Passionisti di ridare autonomia al Monastero e impedire dunque il trasferimento delle quattro anziane suore che vivono all’interno a Tarquinia, per decisione della Madre Superiora Suor Camilla, la quale al momento presiede anche il Monastero ripano.

Un sabato 2 novembre solitamente dedicato al culto dei defunti, che invece sembra uno spaccato di una Italia che pareva dimenticata. Il sindaco Remo Bruni, con la fascia tricolore, tanti cittadini ripani, alcuni dei quali chiedono anche di presentare una denuncia, e all’interno quattro anziane suore, suor Teresa, suor Angelica e suor Addolorata, suor Crocefissa, e un presidio che avrà inizio lunedì prossimo, 4 novembre, con il rischio che le quattro suore siano di fatto trasferite già mercoledì 6.

“Non possiamo restare inermi – spiega Remo Bruni – Dai colloqui che ho avuto anche con la Curia Romana ho capito che la decisione presa dal Vaticano segue le indicazioni della presidente dell’ordine delle Suore Passioniste Suor Camilla è a senso unico, non tiene conto degli altri punti di vista”. Perché il rapporto tra Ripatransone e le quattro suore è intenso: da anni vengono aiutate e sono fonte di rapporti umani molto stretti con i fedeli, non solo ripani. Per questo la decisione di trasferirle non viene capita.

C’è chi immagina che alla base di possa essere l’idea di trasformare il Monastero, che si trova poco al di fuori del centro storico ripano, nella strada che conduce alla Valmenocchia, in una attrattiva di tipo turistico o residenziale. Convinzione che sarebbe rafforzata dalla testimonianza della signora Loredana, la quale da dieci anni vive in una abitazione interna alle mura del monastero, pertinenziale ad esso: “Suor Camilla verso la metà di ottobre mi ha incontrata e mi ha detto che, poiché il monastero sarebbe stato chiuso, per motivi di sicurezza non ci sarebbe convenuto restare a vivere dove siamo ora, e per noi sarebbe stato meglio trasferirsi altrove“. Oltretutto, da qualche tempo, l’affitto mensile non viene più ritirato in contanti dalle suore ma viene pagato a mezzo banca, proprio in previsione del trasferimento.

Padre Pasquale Giamberardini è giunto ad assistere al Consiglio Comunale dal Santuario di San Gabriele, dove vive. E’ il vice postulatore della causa di beatificazione di Madre Addolorata Luciani, simbolo e forza del monastero: “Il Vescovo Gestori non può opporsi ad ordini superiori. La speranza è che capiscano che a gennaio prossimo saranno 60 anni dalla morte di Suor Maria Addolorata Luciani e, anche per rispetto per i migliaia di visitatori che in questi anni si sono recati nella chiesa del Monastero per venerarne le spoglie qui sepolte, sarebbe opportuno evitare, oggi, questo trasferimento”. Ci sarebbe poi l’idea di far tornare nel Monastero Suor Anastasia, che è stata a Ripatransone fino ad un anno fa ed ora in Indonesia: con lei arriverebbero anche altre sorelle dall’arcipelago asiatico, per ripopolare il Monastero.

Ma occorrerà anche spiegare ai ripani perché il giardino del monastero, fino a qualche tempo fa rigoglioso di fiori e di ortaggi, ora giace brullo e rovinato. E chi, nel caso di addio delle quattro suore, avrà cura del cimitero dove sono sepolte dieci suore morte nel monastero, oltre che delle spoglie di Suor Maria Addolorata.

Anche se qualcuno afferma: “Gestire questo monastero ha dei costi, se ci sono soltanto quattro suore e così anziane, capisco che ci sono delle difficoltà”.

Intanto nel pomeriggio di domenica 3 novembre nuova manifestazione di solidarietà con le quattro suore passioniste da parte di fedeli che giungeranno da Ripatransone ma anche da località distanti.

 

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