RIPATRANSONE – Una lettera scritta a Papa Francesco e firmata da migliaia di fedeli. Un incontro romano con il cardinale-prefetto. Ora un Consiglio Comunale aperto indetto di fronte al Monastero Santa Maria Maddalena (previsto per sabato 2 novembre alle ore 10).

Assume toni inusuali e anche abbastanza clamorosi lo scontro tra la cittadinanza ripana e le scelte inerenti il trasferimento delle suore di clausura da Ripatransone, dove si trovano dal 1928, a Tarquinia, nel Lazio. Un monastero immerso nella quiete della campagna ripana, versante collinare della Valmenocchia, che ospita al momento quattro consorelle, suor Teresa, suor Angelica e suor Addolorata, suor Crocefissa, molto anziane ma residenti da moltissimi anni, anche da decenni, nel monastero.

Inoltre da vent’anni il monastero è sede anche di un pellegrinaggio di fedeli in attesa della beatificazione della Serva di Dio Suor Maria Addolorata Luciani (nata nel 1920 a Montegranaro, entrata nel monastero nel 1945 e morta nel 1954), per la quale si è attualmente in attesa della firma del Papa che la dovrebbe rendere Venerabile.

“Questa decisione è inspiegabile – tuona il sindaco Remo Bruni, appoggiato dall’intera giunta e consiglio comunale, così come l’intera città, che sta organizzando una ulteriore manifestazione di protesta, prevista per domenica 3 novembre, contro la decisione della Presidente dell’Ordine delle Passioniste. Previsto l’arrivo di fedeli anche da zone distanti da Ripatransone, in pullman.

“Le suore sono dedite ad incessante preghiera, e la loro presenza è di conforto per molti cittadini e fedeli ripani e dei dintorni, oltre ad essere un simbolo di tradizione e fratellanza, considerando le relazioni molto forti tra cittadini, imprese e il monastero – continua Bruni – In questi anni abbiamo assistito a importanti lavori di ristrutturazione, e addirittura, qualche mese fa, è stato soppresso il periodico “Croce e Gioia”, ufficialmente per motivazioni economiche, il che è in contraddizione con le spese effettuate”.

A far storcere ancor di più il naso alla comunità ripana sarebbero anche delle richieste di “sfratto” riguardanti alcune pertinenze attigue al monastero, anche se su questo aspetto occorrerà maggiore approfondimento, non essendoci al momento richieste scritte ma solo delle impressioni non confermate. In queste pertinenze vivono cittadini ripani che hanno un rapporto stretto con il monastero (ad esempio la cura degli spazi agricoli).

“Accetteranno qualsiasi decisione dell’ordine, anche se sono molto tristi” assicura chi ha avuto modo di carpirne gli umori.

Bisognerà vedere se qualcuno vorrà esaudire le preghiere dei ripani.

 

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