SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Volevano cambiare la politica, la politica ha cambiato loro. Sempre che i buoni propositi di un annetto fa fossero sinceri e soprattutto concreti.

Il movimento renziano a San Benedetto è imploso. Disintegrato, distrutto; ma forse la verità è che i “rottamatori” in Riviera non sono mai esistiti. Una favola, o meglio una balla colossale condita di tante buone parole e nessuna azione memorabile.

Del comitato “Adesso Sbt” ricorderemo semmai un diktat: “Alle riunioni non si parla male dell’amministrazione comunale”. A cui fece immediatamente seguito l’elezione a presidente di Fabio Urbinati, assessore della stessa amministrazione di cui era vietato parlare male. La corrente del Pd, nata per accogliere, rinnovare ed asfaltare, da quel momento non avrebbe mai mosso una critica. Alla faccia della separazione tra partito e macchina comunale.

I renziani della prima ora, quelli che alle Primarie del 2012 si infuriarono perché grappoli di elettori vennero respinti ai seggi, hanno finito col siglare una strana e bizzarra alleanza con i vecchi bersaniani, convertiti sulla via di Damasco in fretta e furia, una volta annusato il vento che cambiava rapidamente direzione.

E i fan del sindaco di Firenze? Zitti e buoni. Tutti vittime della sindrome di Stoccolma. “Sul carro non si sale, semmai si spinge”, avvertirono a più riprese. I fatti nel frattempo raccontavano altro. Come una corsa alla segreteria provinciale abbandonata in extremis, con il ritiro di Mauro Pesarini a tutto vantaggio dell’uscente Antimo Di Francesco; o di una situazione sambenedettese letteralmente paralizzata, pure qui a favore della storica nomenclatura che non intende piazzare all’Unione una figura che crei ulteriori patemi ad un centrosinistra dilaniato da feroci strappi interni.

Il nome di Andrea Manfroni è stato pertanto bocciato dall’area gaspariana, con i renziani che non avrebbero trovato i voti necessari per imporlo ugualmente. In compenso, il gruppo vicino al primo cittadino sarebbe riuscito a far digerire quello di Sabrina Gregori, con l’offerta della vicesegreteria – incarico inventato per l’occasione ed utile quanto una sciarpa ad agosto – a Tonino Capriotti, segretario di “Adesso Sbt”.

Accordo quasi siglato e tutti contenti. Tranne quegli iscritti al comitato – mai interpellati – imbufaliti per il tradimento compiuto. Urbinati e Capriotti motivano la resa ricordando che, con l’avvento di Renzi, le sezioni provinciali e comunali verranno fortemente ridimensionate. Missione alquanto ardua, soprattutto se i propri “soldati” vengono messi alla porta.

Dinanzi a tante promesse non mantenute, la politica stavolta ci ha arricchito, illuminandoci sul concetto di inutilità. Altro che rivoluzione…

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