SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nessun nome, nessun riferimento esplicito. Ma la stoccata è pubblica e scatena l’irritazione di chi avrebbe gradito non lavare ancora una volta i panni in pubblico. Perazzoli contro Gaspari, in mezzo Fabrizio Barca, ignaro del fatto che stesse andando in scena l’ennesima resa dei conti tra due fazioni, sempre più distanti e in lotta tra loro.

In occasione della visita nel Piceno dell’ex ministro, il sindaco opta per il basso profilo. Si siede su una delle poltroncine tradizionalmente riservate ai consiglieri comunali e non interviene, né prima, né durante, né in conclusione. Ad affiancare l’ospite ci sono invece il coordinatore Roberto Giobbi e i segretari dei tre circoli cittadini, Valentino Casolanetti, Emanuela Mazzocchi e Claudia Schiavon.

Diversi ed articolati gli interventi dei presenti, fino a quello del consigliere regionale, che sfoglia il documento redatto dall’economista lo scorso aprile. “Serve un vero partito – esordisce – i soggetti investiti di una funzione pubblica non hanno la forza di agire senza la spinta di un movimento. Bisogna evitare la sindrome dei gruppi affini, che tendono ad isolarsi dall’esterno. Sono contro il concetto di Renzi, che sogna un partito in mano ai sindaci”.

Il messaggio di Perazzoli fa riemergere l’accusa a un Pd locale “troppo appiattito sull’amministrazione comunale”. Barca dal canto suo non può far altro che ribadire l’importanza della spartizione dei ruoli, dove il partito è chiamato a pungolare, a discutere, a confrontarsi. “Qui invece nelle riunioni si vota per decidere di non esprimersi sugli argomenti presentati da determinati tesserati”, mormora qualcuno. Lo stesso qualcuno che, avvicinandosi a Perazzoli, gli contesta bonariamente di essere stato addirittura poco diretto.

Gaspari non alza lo sguardo, gli occhi rimangono fissi sul cellulare, col quale giochicchia forse per scaricare la tensione. E chissà come avrebbe reagito se non fossero saltati per questione di tempo i contributi dell’ex onorevole Pietro Paolo Menzietti e Nazzareno Trevisani. “I circoli sono privi di iniziativa politica – osserva quest’ultimo – i segretari sono semplici notai. Tutto è autoreferenziato, in città nessuno conosce i segretari dei circoli e quello comunale è conosciuto esclusivamente a mezzo stampa”.

In precedenza, Barca aveva invitato il partito ad essere inclusivo: “Il Pd diventi attraente per i creativi, per chi sa. Non devono essere obbligati ad iscriversi. Dobbiamo diventare fucina di idee di gente eterogenea”. Ed ancora: “Il partito non deve essere un’agenzia di collocamento. Il nostro Paese non innova, abbiamo uno straordinario spirito imprenditoriale, alla pari dei cinesi e i vietnamiti. Le nostre classi dirigenti si sono sedute e hanno estratto rendita dalla posizione acquisita”.

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