SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Federazione Picena di Rifondazione Comunista della Provincia di Ascoli Piceno ribadisce la propria assoluta contrarietà al provvedimento, in discussione in questi giorni, che prevede la sdemanializzazione delle aree pubbliche in concessione a favore di qualsivoglia privato. La spiaggia deve restare (anzi, tornare ad essere) un bene pubblico; e anche quando messa “a reddito” da privati che vi insistono con le loro attività, non deve perdere la propria caratteristica di inalienabile bene comune.

A fronte delle comprensibili e legittime rimostranze dei concessionari balneari, che chiedono certezze sul proprio futuro lavorativo, la risposta della politica non può essere la svendita di un bene pubblico. Occorre invece intervenire sulle normative europee, che riconoscendo la peculiarità del turismo balneare italiano come storicamente consolidato permetta agli imprenditori di disporre di adeguati termini (o indennizzi) per l’ammortamento dei propri investimenti, garantendo contemporaneamente la piena disponibilità del bene spiaggia quale pubblico servizio.

E’ evidente che qualunque iniziativa di vendita renderebbe impossibile la fruizione della spiaggia così come oggi la conosciamo. Per questo motivo Rifondazione Comunista chiede a tutti i partiti politici presenti in provincia, rappresentati o meno nelle istituzioni, di prendere una posizione chiara sul tema, evitando demagogie utili soltanto a raccogliere un po’ di consenso elettorale dalle categorie interessate.

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