SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un’ora e mezzo di discussione e ritrovarsi sostanzialmente al punto di partenza. La Commissione d’inchiesta sullo stadio, che si era riunita per eleggere il suo presidente, è stata costretta a rinviare la pratica a data da destinarsi. L’assenza di una regolamentazione chiara ed esplicita e la candidatura ritenuta “inopportuna” dal centrosinistra di Pierluigi Tassotti hanno paralizzato la riunione, generando un agguerrito muro contro muro tra le parti.

Il Pd ha ufficialmente bocciato la figura dell’esponente berlusconiano “per come si è espresso in questi mesi sulle vicende della Sambenedettese”. Non che questo significhi negare alla minoranza il diritto alla presidenza del gruppo: “Noi siamo disponibili – ha detto Silvano Evangelisti – però chiediamo di ampliare il ventaglio dei nomi sul tavolo. Vorremmo lavorare in maniera serena, Tassotti non è l’uomo giusto, ha ripetutamente emesso la sua sentenza. Non è corretto imporre lui su quattro possibili scelte”.

Monito caduto nel vuoto, visto che l’opposizione ha virato all’unanimità sull’ex team manager rossoblu. “Se ponete il veto, allora è come far decidere direttamente a voi. Non vorremmo si ripetesse la situazione creatasi con il presidente del Consiglio Comunale, Marco Calvaresi, che fu scelto senza un reale dibattito”.

Compatibilità o incompatibilità? Per la segretaria generale il dubbio non si pone: “Il requisito per l’elezione è essere consigliere comunale. Sono esclusi il sindaco e gli assessori, stop. Sotto il profilo formale e normativo non si pongono censure”.

Il duello tra le parti è stato altresì alimentato da una delibera di Consiglio pressoché priva di indicazioni e paletti. “Se c’è un impedimento previsto per legge allora dobbiamo dargli seguito, altrimenti tutto diventa discrezionale”, ha polemizzato Domenico Pellei, mentre la dipietrista Palma Del Zompo è persino arrivata a mettere in dubbio il principio originario della Commissione: “La presidenza alla minoranza è un auspicio o un obbligo? Preferirei una persona super-partes e che vi fosse un’alternativa a Tassotti. Non va bene arrivare qui e dichiarare io o nessun altro”. Dell’identica opinione pure Roberto Bovara, della civica Città Aperta: “Gradiremmo una rosa di due-tre elementi, così da dare la parvenza di una minima alternativa”.

Alla seconda convocazione i sostenitori di Tassotti si mostreranno ancora più uniti. A questo punto, la proroga servirà esclusivamente per stilare un vademecum: data di scadenza della Commissione (Gaspari accennò alla fine dell’anno), metodologia di votazione (a maggioranza relativa o assoluta?), possibilità di delegare altri soggetti in caso di assenza.

Per ora si sa solamente che  le sedute saranno pubbliche tranne rare eccezioni (sull’argomento sono in ballo dei contenziosi e non si potranno pubblicizzare notizie riservate) e che non si individueranno responsabilità: “Non sarà un organo di giudizio – ha avvertito la Pierbattista – si tenterà di fare chiarezza, ma non sarà un Tribunale ”.

Da valutare infine l’eventualità di fornire un budget alla Commissione per delle consulenze tecniche. “Con il Gas si contattò l’Università di Camerino – ha ricordato Pellei – dobbiamo avere degli strumenti in mano, sennò non servirà a niente”.

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