SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Sono dell’idea che sia necessario mantenere un primario di gastroenterologia anche a San Benedetto, ma detto ciò mi preoccupo più che altro del servizio, che resterà intatto”. Lo dice Giovanni Gaspari, a margine dell’incontro tra il Comitato ristretto dei sindaci e le rappresentanze sindacali: “Qui non chiude niente, anzi spero che l’offerta venga allargata, magari con il prolungamento dell’orario fino al pomeriggio”.

Il primo cittadino conferma dunque l’importanza di una direzione in Riviera per quanto riguarda il reparto, ma tiene a precisare che, nonostante l’errore compiuto,  “la prestazione continuerà a trovare risposta”.

Tempo fa venne lanciato persino un concorso per la selezione del primario. “Vero – continua Gaspari – però nel frattempo è cambiato il mondo. Evidentemente non furono raggiunti gli obiettivi prefissati, non vado a discutere l’organizzazione intera ai nosocomi”.

Riguardo alla situazione generale dell’ospedale, il sindaco auspica che il piano industriale si metta rapidamente in moto: “Chiediamo di andare spediti verso ciò che è stato approvato un anno e mezzo fa, alcune cose sono timidamente andate avanti, altre no”.

E’ pertanto necessario standardizzare i processi, nel senso di “pareggiare il costo unitario a parità di servizio”. Tradotto: vanno equiparati i costi nell’analisi della medesima patologia.

“E’ finito il periodo delle vacche grasse, dobbiamo razionalizzare. Ma le risposte devono essere rapide e certe. Le pubbliche amministrazioni non possono più concedersi tempi elefantiaci, sennò si perde di credibilità. La capacità di sopportazione del cittadino si è abbassata drasticamente”.

La rappresentanza sindacale unitaria ha elencato i numeri della crisi sanitaria locale. “Da un esame dei budget assegnati alle varie zone negli ultimi dieci anni emerge, inequivocabilmente, la penalizzazione subita dal nostro territorio. Chi per anni ha ricevuto solo briciole, oggi  subisce i medesimi tagli di chi in passato ha ricevuto molto di più. Le conseguenze di queste forti sperequazioni sono sotto gli occhi di tutti. Gli ospedali del Piceno, ma anche le RSA e gli altri servizi territoriali, stanno subendo un vero e proprio smantellamento che, in alcune strutture è in fase avanzata, mentre in altre è avviata da tempo. Giornalmente assistiamo ad accorpamenti di reparti, riduzioni di posti letti, riduzione di personale per l’assistenza diretta, riduzione delle attività di sala operatoria e allungamento delle liste di attesa. Una situazione di per sè già drammatica, che viene ulteriormente aggravata dai minori investimenti tecnologici. Mancano, infatti, le risorse finanziarie per rinnovare gli ecografi, le barelle, le ambulanze affittate, gli strumenti essenziali per la radioterapia e per la radiologia, nonché per acquistare i letti adeguati per i degenti”.

Dal primo gennaio 2012 al 30 Settembre 2013 sarebbero scomparsi 120 professionisti del comparto tra infermieri e operatori socio-sanitari. “I posti vacanti nell’Area Vasta 5 sono allo stato attuale di 104 infermieri, 18 operatori socio-sanitari, 12 tecnici di laboratorio, 22 fisioterapisti, 4 tecnici di radiologia, 7 educatori professionali, oltre ad altre figure non sanitarie. Tale situazione smentisce quanto sostenuto dall’Asur e cioè che la copertura del turn over è stata garantita oltre il 100%”.

Il faccia a faccia con il direttore Giovanni Stroppa è stato fissato per la prossima settimana. Incontrerà Gaspari, il quale gli consegnerà il testo compilato dalle varie sigle sindacali.

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