MONTEPRANDONE – Inaugurazione bagnata, inaugurazione fortunata: e proprio sotto una lieve pioggia autunnale, alle ore 16 di sabato 5 ottobre che si è svolto il tradizionale taglio del nastro.

Tante le autorità presenti: il sindaco Stefano Stracci, il viceprefetto Marco Tomassini, l’onorevole Luciano Agostini, il consigliere regionale Letizia Bellabarba, il presidente della provincia Piero Celani, l’ex sindaco di Monteprandone Bruno Menzietti, il presidente Auser Marche dell’associazione “il filo d’argento” Paolo Pittori, il sindaco di Montegallo Sergio Fabiani, il nipote Giuseppe e via dicendo.

Tanti anche gli interventi per sottolineare la caparbietà e le innumerevoli battaglie fatte dalle diverse giunte comunali ai fini dell’apertura della struttura e di coronare il sogno espresso pre-mortem dal sacerdote.

Padre Pacetti naque nel 1913 a Piane di Montegallo, giovanissimo entrò a far parte dell’ordine dei frati minori Francescani, per poi essere nominato parroco nel 1948, prese dimora nel convento di San Giacomo della Marca. Pacetti, oltre a condurre una vita frugale lavorò come orologiaio e marmista.

Nel 1994, un anno prima della sua morte lasciò in eredità alla cittadina di Monteprandone 460 mila euro da destinare all’apertura di un centro per aiutare “i poveri tra i più poveri” e come ha sostenuto il sindaco Stracci “debellare la piaga della società moderna, la solitudine dei più anziani”.

Il Centro Pacetti non vuole essere un recinto, una soffitta dove rinchiudere le problematiche di una società sofferente, al contrario vuole essere un simbolo di apertura, di braccia pronte all’accoglienza e alla solidarietà verso il più debole.

Letizia Bellabarba ha sottolineato la bellezze dell’edificio, che si disloca in ben quattro spazi, una sala bar, un’aula didattica, una sala polifunzionale e un auditorium di ben 170 posti,”un vero e proprio fiore all’occhiello, non solo per la cittadina di Monteprandone ma anche per tutta la Provincia” queste le parole del presidente Celani.

La grande affluenza di cittadini in questa giornata, testimonia l’amore per il sacerdote e le sue opere che, a quasi vent’anni dalla sua morte, sono rimaste vive nel ricordo dei suoi concittadini.

Come dice il Vangelo: “Li riconoscerete dai frutti”.

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