SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “A forza di sentirvi criticare, anch’io sono abituato a notare solo i difetti”: mister Mosconi non ce ne voglia ma i difetti son facili, a vedersi. La squadra – una volta in vantaggio – perde puntualmente intensità, la difesa deve ancora trovare le distanze, e il gioco va ancora a tratti (individualità a parte).

Nonostante tutto ciò la Samb è alla quinta vittoria in cinque partite, nelle quali ha segnato – Pagliare a parte – almeno tre gol a partita. Se in una prestazione normale Tozzi Borsoi fa assist e gol, se Galli entra ed è decisivo come Padovani, se Zebi riesce a mettere in discussione De Rosa, significa che questa è veramente una grande squadra.

La Samb può permettersi un portiere acerbo, una difesa ogni volta diversa, e un Traini ancora in rodaggio: a salvare le ambizioni bastano le sue grandi individualità, che le permettono di giocare (e vincere) anche in dieci senza patemi. Patemi che arrivano soprattutto sui continui cali di concentrazione della squadra, pronta ad accontentarsi appena il risultato sembri consentirlo.

Da qui le preoccupazioni, ma anche le rassicurazioni: nei momenti di difficoltà la Samb ha sempre reagito alla grande, risolvendo anche le partite più difficili. In dieci ha risolto (e vinto) le gare con Pagliare e Vismara, con Senigallia e Forsempronese ha reagito con autorità, come oggi – dove Tozzi Borsoi e una difesa più attenta hanno ripristinato le distanze.

Questa è una squadra formata da grandi giocatori – per 6 undicesimi, almeno – ma non ancora una squadra. Ci sono geometrie, specie in avanti, ma manca la compattezza tra reparti che – per ora – sembrano a compartimento stagno: fase difensiva non è ancora di squadra, la fase offensiva non è ancora di squadra – troppo legata ai tre davanti.

Questo non vieta un bel gioco, in alcuni tratti, orchestrato da giocatori (Padovani e Tozzi Borsoi) capaci di segnare a far segnare, coinvolgendo (nel loro gioco individuale) i compagni. La Samb si nutre di questo: l’irregolarità dei suoi interpreti – il loro “individualismo corale” – è la sua forza, e per ora non può prescindere da questo.

Questa squadra è capace di tutto, e di vincere nonostante problemi che – giustamente – Mosconi vuole risolvere. “Bisogna eccellere”, dice Moneti: questa squadra – che sarebbe promossa anche senza studiare – si sta impegnando a farlo.

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