Tragedia di Lampedusa. Politica (mala) alla quale non posso far riferimento dopo l’ennesima tragedia del mare di questa notte a Lampedusa (ho pianto un paio di volte in macchina, ascoltando la radio). Mi hanno colpito l’arcivescovo al quale Ruggero Po, su Radio 1, indicava il numero dei morti “Basta la morte di una sola persona quando è evidente che altri esseri umani avrebbero potuto evitarla, i numeri non contano”, il sindaco di Lampedusa “Andiamo a prenderli noi…” e dulcis in fundo papa Bergoglio, un uomo che sa perché certe cose accadono e sta facendo del tutto affinchè il mondo cambi. “Una sola parola: vergogna”.

A chi può essere riferita in particolare oltre che al mondo intero? Alla politica. E a chi sennò? A quella italiana in primis che sta andando a Lampedusa per dare solidarietà “Venga a contare i morti con me”, ha chiesto il sindaco di Lampedusa al premier Letta.

Fosse successa la stessa cosa in una delle nazioni europee più evolute dell’Italia (quasi tutte hanno una forma mentis politica migliore dalla nostra), gli oltre seimila morti nello Stretto di Sicilia, dal 1994 ad oggi sarebbero stati molto meno. In venti anni nulla è stato fatto per impedire o almeno limitare certe tragedie, senza considerare che l’Italia è al quarto posto come recettività di profughi.

Ma dico io: quelle persone (quasi tutta la classe politica attuale) che si propongono come amministratori pubblici locali e nazionali, soltanto per fare soldi, affari e garantire ricchezza a lui e alla propria famiglia senza un minimo di spirito sociale, di intelligenza, di creatività, di onestà, in questi momenti (almeno in questi) si sentono prudere, almeno un po’, la propria coscienza, sapendo che altri, al loro posto avrebbero potuto fare molto di più? Che altri in altre nazioni europee lo stanno già facendo da tempo.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.280 volte, 1 oggi)