La città, di origine greca, è la terza città della Turchia dopo Istanbul ed Ankara per numero di abitanti. E’ sede di un importante museo archeologico, di una università e istituti d’arte e svolge una intensa attività culturale.
Il direttore artistico del Simposio, la signora Canan Sönmezdağ Zöngür, ha invitato dodici artisti provenienti da tutto il mondo per realizzare sculture monumentali per la promozione della cultura negli spazi pubblici della città. Come materiale è stato scelto il marmo di Mugla per le sue peculiarità come la resistenza nel tempo e il suo colore bianco.

La scultura realizzata da Genti Tavanxhiu,”La greca di Smirne”, è stata ricavata da un blocco di marmo alto due metri, con un volume di quattro metri cubi e il peso di dieci tonnellate.
L’artista, stimolato dall’ambiente ricco di storia mediterranea, seguendo il suo istinto creativo riprende ed elabora il motivo de “la greca” (detta generalmente anche meandro).
Il nome, da una parte, richiama il tortuoso letto del fiume Meandro in Turchia, dall’altra, come ha sottolineato Karl Kerenyi, «è la figura di un labirinto in forma lineare».
Lo sguardo dell’osservatore è attirato e sospinto velocemente verso la cavità centrale dell’opera lasciata volutamente grezza del “labirinto” che rappresenta il punto focale della scultura ove si ferma per una pausa contemplativa, successivamente attraverso le ampie forme è condotto di nuovo verso la terra con la struttura triangolare conficcata nel suolo.
La conformazione degli spigoli esterni dell’opera, sono ben organizzati da ogni angolazione, formano un insieme che richiama alla memoria una costellazione celestiale e la sua armonia, mentre le linee che collegano questi punti “segreti” indicano i punti cardinali.
All’interno della struttura plastica, gli ampi piani geometrici attraverso l’improvviso cambiamento dell’angolo degli spigoli sviluppano una tensione dinamica che anima e caratterizza l’opera e le imprime un senso di leggerezza e di eleganza nonostante la massiccia mole del blocco di marmo.
L’originalità di questa scultura di Genti Tavanxhiu risiede nella sua capacità di far riflettere l’uomo moderno, che trascinato nel vortice effimero della tecnologia informatica si limita solo a guardare ma non riesce a percepire la propria interiorità e ciò che lo circonda.
Infatti, questa opera, contrariamente alla tendenza dell’arte contemporanea che ha abbandonato l’estetica rassicurante, stimola l’osservatore a soffermarsi col proprio sguardo su un dettaglio che potrà colpire la sua sensibilità e aprire la porta all’emozione, al ricordo, alla comprensione dei temi universali della spiritualità umana.

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