SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Comune calcola in 90 mila euro il mancato incasso derivante dal possibile sconto del 30% sulla Tares per tutti quei pubblici esercizi che non ospiteranno al loro interno giochi che prevedono premi in denaro.

L’introito reale sarebbe però assai minore, in quanto l’ente ha stimato la cifra per eccesso, prendendo in considerazione tutti i locali cittadini e ragionando come se l’agevolazione includesse tutte le strutture. Un limite dettato dalla mancanza di un database che conservi le caratteristiche dei bar di San Benedetto.

I possessori di slot-machine o videopoker guadagnano circa il 5-6% sul giocato. Compenso lordo, dato che quasi la metà evapora in tasse. Si tocca invece l’8% (sempre al lordo) per quanto riguarda il lotto, l’enalotto, il gratta e vinci e le scommesse sportive.

I numeri fanno ovviamente riferimento ai giochi regolari, collegati alla rete dell’Aams (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato). A tal proposito, si mostra assai scettico Tommaso Bruno Traini, presidente della Confesercenti di Ascoli Piceno: “Si prende di mira il titolare quando poi è lo Stato il primo ad incassare e a mettere in giro migliaia di tagliandi. Bisognerebbe riflettere attentamente sul fenomeno, non darei la colpa a chi ospita queste macchinette”.

A parlare di “buon segnale” è al contrario il Popolo della Libertà. Pasqualino Piunti, dal canto suo, estenderebbe lo sconto pure a quelle realtà che rispettano le norme e agevolano l’accesso ai portatori di handicap.

Resta tuttavia da capire quanto ci sia di realmente concreto dietro la proposta varata dal centrosinistra. L’inclusione nel “libro nero” di qualsivoglia svago che contempli possibili riconoscimenti economici, esclude la stragrande maggioranza di locali della Riviera. Di fatto, basta anche la vendita di un semplice biglietto della Lotteria Italia per essere tagliati fuori dall’elenco dei beneficiati. A meno di ulteriori chiarimenti.

 

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