CUPRA MARITTIMA – Alla Galleria Marconi  domenica 22 settembre alle 18, “Noli me tangere” (non voglio che mi tocchi), mostra personale di Giuseppe Biguzzi, tra gli artisti vincitori della seconda edizione del Premio Ora.

La mostra, a cura di Carolina Lio, autrice anche del testo critico, potrà essere visitata fino al 19 ottobre 2013 presso gli spazi della Galleria Marconi (c.so Vittorio Emanuele, 70 – Cupra Marittima). La personale di Biguzzi rientra tra gli eventi che Marche Centro d’Arte organizza e affianca all’Expò di arte contemporanea durante tutto il corso dell’anno.

Il Premio Ora nasce per mettere in contatto gallerie e artisti, offrendo a questi l’opportunità reale di realizzare una mostra personale.

Il titolo della personale, Noli me tangere, è stato scelto per indicare la chiusura che le figure di Biguzzi sembrano avere, come spiega molto bene la curatrice Carolina Lio: “I soggetti di Giuseppe Biguzzi sono ripetuti, reiterati, dipinti più volte di seguito in numero progressivo come in uno studio attento e ossessivo. Sono sempre giovani donne piuttosto scarne in un atteggiamento di chiusura, girate di spalle, curve, raggomitolate, nell’atto di abbracciare se stesse proteggendosi nelle loro ossa evidenti, un po’ mascoline. Vivono in una discrezione eccessiva, evitando di guardare e di mostrare gli occhi. 

Sono una versione pudica e delusa delle donne di Klimt e come le donne di Klimt esistono veramente, fanno parte delle conoscenze dell’artista e si prestano ad essere sezionate e studiate, timidamente accettano di essere spiate e diventare oggetto d’arte, per quanto evidentemente subiscano come un’invasione questo occhio neutro e critico che le scruta. Il loro, è il ritiro in se stesse di un animale in gabbia che non potendo sottrarsi dall’esposizione al pubblico gira gli occhi verso il nulla e chiude le proprie forme in un’illusione di riservatezza. Ma la modella, sempre identificata con un nome proprio e quindi anche ritratto di una persona oltre che di un atteggiamento, cerca riparo da cosa? Dall’occhio tagliente dell’arte?

Oppure la persona, cerca protezione dal mondo esterno? Oppure ancora il simbolo della persona cerca riparo da una società che ruba l’anima strappando a pezzi quello che di noi gli concediamo conoscere? Il fatto che il fondo sia sempre monocromo, suggerisce delle risposte. Senza contesto, l’essere umano è più persona e meno attore sociale. Slegato dalle cose, dalle azioni, dagli ambienti e dai suoi simili, vive in una sorta di astrazione, una sospensione e una deprivazione. Dal fatto che questi corpi rifiutino anche l’unico contatto che sarebbe loro possibile in questo vuoto – ovvero lo sguardo dello spettatore e il contatto con lo spazio fuori del quadro – possiamo pensare a un isolamento volontario, ma evidentemente malinconico.”

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