SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Adesso l’incubo è essere sorpassati al fotofinish da chi ha cominciato a correre ad una manciata di metri dal traguardo. La salita sul carro del (probabile) vincitore è pratica assai diffusa in Italia e nemmeno Matteo Renzi fa eccezione.“Potranno salirci, però non pensino di guidarlo. Semmai lo spingeranno”. I renziani della prima ora lo ripetono da giorni, da quando anche nel Piceno i nemici storici del sindaco di Firenze si sono improvvisamente trasformati in suoi sostenitori.

I mal di pancia nascono in special modo dalla “conversione” di Valerio Lucciarini. Il primo cittadino di Offida punta alla segreteria regionale del Partito Democratico da almeno un anno. Dodici mesi fa la corsa partì in quota Bersani, ma nel frattempo è cambiato il mondo. Ecco quindi la necessità di ricollocarsi in una posizione di spicco, che consenta di perseguire il medesimo obiettivo.Gianni Cuperlo, oltre a partire da sfavorito, ospiterebbe degli outsider temibili che non consentirebbero una facile scalata. Meglio allora spostarsi ed approdare in una casa dove mai si sarebbe pensato di bussare.

I renziani “puri” a questo punto cosa fanno? Per adesso niente, almeno pubblicamente. Non rilasciano dichiarazioni, si muovono silenziosamente per non svelare le loro mosse e, intanto, covano rabbia.“Chi pensa che Renzi da rottamatore si trasformi in riciclatore si sbaglia di grosso”, scrive il segretario del Comitato “Adesso San Benedetto”, Tonino Capriotti. Il pensiero comune è cristallino: ben vengano i ricreduti, ma attenzione alle trappole: “Il camper di Matteo non sarà trampolino di lancio per i soliti politici”.

I dietrofront clamorosi di Luciano Agostini e Giovanni Gaspari generano imbarazzo. Più che una battaglia di contenuti, quella contro Renzi fu una battaglia sulla persona. Alle primarie del 2012 i sostenitori del “rottamatore” lamentarono l’assenza di uomini di riferimento nei seggi, a tutto vantaggio del segretario uscente. Risultato? Smobilitazione di truppe cammellate ed elettori respinti al secondo turno in quanto non muniti della famigerata giustificazione.

Un anno dopo, tutto diverso. Fulminati sulla via di Palazzo Vecchio, i convertiti non si contano più. L’assemblea del Pd del prossimo weekend rappresenterà l’evento spartiacque. Si stileranno le regole e si deciderà se i Congressi regionali si terranno contemporaneamente a quello nazionale o solo successivamente. I renziani sperano nella prima ipotesi: “Se fossero separati – confidano – un eventuale risultato positivo potrebbe comportare un definitivo travaso dalla parte del trionfatore”. Al contrario, i due appuntamenti concentrati nella stessa data semplificherebbero la composizione delle liste, dove verrebbero privilegiati i militanti originari che hanno da tempo aderito ai Comitati locali in sostegno dell’amministratore toscano.

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