SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Essere invitati è un nostro diritto, noi siamo ancora a tutti gli effetti due iscritti del Pd”. Una scatenata Loredana Emili definisce un “abuso di potere” l’atteggiamento adottato dal capogruppo Claudio Benigni, che da diversi mesi ha letteralmente tagliato fuori i dissidenti dalle riunioni del gruppo consigliare dei democratici. “Gli appuntamenti di maggioranza sono un’altra cosa, facciano quello che vogliono, non mi importa. Da tempo non ne faccio più parte. Ma il Partito Democratico è casa mia, il loro è un atto grave, inaudito”.

La battaglia della Emili prosegue a suon di accuse al veleno verso i componenti della giunta: “Per Urbinati l’amministrazione è così brava che non va toccato nulla, per Canducci si sono ottenuti successi incontrovertibili, mentre secondo la Sorge ogni critica nasconderebbe solo smania di potere personale. Spadoni? Non pervenuto. Sugli altri invece no comment”.

Quindi attacca: “Il rischio di diventare autoreferenziali è forte. Occorre dotarsi di tanti anticorpi e soprattutto di umiltà e di mantenere sempre presente gli impegni presi con i cittadini. Altrimenti si può  decidere di fare come gli struzzi,  mettere la testa sotto la sabbia e  non accorgersi di quanto succede intorno a noi. Ripascimento permettendo”.

Il Partito Democratico sambenedettese, dal canto suo, non sembra turbato dall’ennesimo terremoto. Per Benigni “i due si sono cacciati volontariamente e sanno presentare esclusivamente dossier”. Ergo: nessuna tregua è più possibile, né tanto meno un rimpasto, dato che la proposta di un corposo ridimensionamento  delle deleghe di Canducci e la Sorge viene considerata una mera provocazione.

La principale forza del centrosinistra è però conscia  della necessità di ritrovare compattezza. Zocchi e Pasqualini hanno precisato che i loro mal di pancia erano limitati alla vicenda dell’affidamento del Riviera delle Palme. “Non siamo costretti a rimanere in sella fino al 2016 – ha ribadito Benigni – deve esserci concordia per proseguire la strada assieme e non dobbiamo più ritrovarci all’ultimo momento a discutere delle questioni importanti”.

Il lungomare rimane una priorità, anche se i limiti imposti dal patto di stabilità preoccuppano l’amministrazione. Lo strumento per aggirarlo potrebbe essere il cosiddetto bilancio di cassa. In tal senso, il Governo metterà a disposizione 120 milioni di euro, quota da dividere tra tutti i Comuni che avranno come garanzia almeno 5 milioni di euro in riserva.

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