Molti accadimenti hanno accompagnato lo stadio “Riviera delle Palme” dal 2010 (quando si è deciso di coprirlo totalmente) ad oggi. Tante delibere sono state necessarie al Comune di San Benedetto del Tronto per trovare soluzioni idonee alla sua definitiva sistemazione. Cosa non ancora avvenuta, dopo una miriade di polemiche che tuttora insistono su quanto è successo e sta accadendo. Per questo motivo, vista la complessità di una storia che appare infinita, abbiamo accettato l’invito di un nostro lettore che ha ricostruito i fatti per noi, e quindi per voi, in modo abbastanza capillare. A noi è sembrato utile per favorirne la comprensione ma anche sufficientemente acritico per cui riteniamo che la pubblicazione sarà di aiuto (anche perchè è un racconto cronologico) oltre a restare come memoria storica nei nostri archivi. Da consultare quando i prossimi avvenimenti porteranno a buon fine una vicenda diventata da bellissima (Premio Europeo 1985) a complicatissima e anche brutta nei giorni nostri. Magari la storia chiara (secondo noi lo è) dei fatti aiuterà a porre la parola fine come negli auspici di tutti i cittadini della Riviera picena.

SAN BENEDETTO DELT RONTO – Sono tanti gli interrogativi che ruotano attorno alla vicenda Samb. Tra tutti, quello di stretta attualità è legato a chi gestirà lo stadio dopo il fallimento della vecchia Samb? La Samb ripartita dall’Eccellenza con una società nuova si è subito posta la domanda: c’è l’agibilità dello Stadio?  Lo Stadio però resta un cantiere aperto. Alcune imprese stanno ancora lavorando e hanno tenuto aperti i cantieri in quanto non hanno inteso levare le tende finché non sono stati soddisfatti i loro crediti, che pare ammontino a circa 950.000 euro. Chi paga?

Se il Comune si riprende lo Stadio dovrà anche pagare i lavori già fatti? C’è chi sostiene di sì. E questa è, come la cronaca di questi giorni conferma.
Cominciamo dall’inizio. Sia quando governava la destra che quando governava la sinistra, il Comune elargiva un congruo contributo alla Sambenedettese calcio. Ai tempi di Piunti e Martinelli erano 250.000 euro, con Perazzoli e Gaspari meno della metà.
Con l’arrivo alla presidenza di Sergio Spina si scoprì la lampada di Aladino: coprire lo stadio con pannelli fotovoltaici, produrre energia da rivendere all’Enel e guadagnare i soldi per la Samb che venivano presi dal bilancio comunale.
Detto, fatto. L’allegra compagnia della nuova dirigenza Samb, con in testa Spina, vanno dal sindaco e gli propongono l’affare: proposta di delibera di indirizzo in Consiglio comunale il 22 marzo 2010 per il bando di gara, pubblicazione, offerte e aggiudicazione. Alla gara risponde solo la Sambenedettese Calcio che si aggiudica l’appalto per la gestione completa per 20 anni, prorogabili a 25, dello Stadio “Riviera delle Palme”. Canone annuale: 8.000 euro l’anno. Un regalo?

L’8 giugno 2010, la dirigente del settore cultura, sport e turismo Renata Brancadori stipula la convenzione con l’U.S.Sambenedettese 2009, nella persona di Roberto Pignotti, delegato da Sergio Spina. Nella convenzione si stabilisce che l’impianto fotovoltaico rimane di proprietà del concessionario, ossia della U.S.Sambenedettese 2009 per la durata della concessione, che per 20 giorni l’anno lo stadio può essere utilizzato dal Comune o da terzi autorizzati per manifestazioni extrasportive e, in caso di “risoluzione o fallimento del concessionario (US Sambenedettese 2009) il Comune subentra nei rapporti contrattuali con il soggetto gestore dell’impianto fotovoltaico” (art.20).
Teniamo d’occhio questa norma contrattuale, perché la riprenderemo: il successivo art.21 prevede  “che il Comune possa revocare a suo insindacabile giudizio la concessione” in forza di un non meglio generico interesse pubblico.
Ed è qui però che nasce il problema: i dirigenti della Samb, più tifosi che amministratori, probabilmente non si rendono conto delle conseguenze di quello che hanno firmato. Dopo qualche timida resistenza sull’art.21 scappano a gambe levate verso lo stadio per mettersi al lavoro e realizzare l’impianto fotovoltaico in tempo utile per la ripresa del campionato. A loro bastano i 150.000 euro l’anno di sponsorizzazione per la Samb previsti nel loro piano economico finanziario. Nel frattempo però il sindaco Gaspari si sfrega le mani perché non solo non deve più dare l’annuale contributo alla Samb, ma alla Società gli ha rifilato anche il costo degli impianti esterni di sicurezza obbligati dal Decreto Pisanu. Costo: 1,5 milioni da spendere per l’agibilità dello stadio nella previsione del passaggio dato per scontato alla Seconda Divisione.
Il Comune da due anni aveva redatto e approvato il progetto, anche con il parere favorevole della Commissione pubblico spettacolo della Prefettura,  ma non aveva i soldi per realizzarlo e lo carica tra le spese della copertura fotovoltaica dello stadio. Quindi, considerando la somma di 1,6 milioni occorrente per la copertura e 1,5 milioni i costi per la sicurezza, si arriva alla somma complessiva di 3,1 milioni da sostenere, escluso il montaggio dei pannelli fotovoltaici, che secondo i calcoli presentati al Comune ammonterebbero a circa 4,6 milioni.
In realtà questa somma si è molto ridimensionata. L’impianto, dicono i bene informati, sarà costato poco più di 2 mln. Ma la somma riconosciuta in progetto sembra essere di molto superiore.
L’U.S. Sambenedettese 2009, non avendo mezzi e competenze per fare i lavori, si attrezza affidandoli alla Rdp srl, che acquisisce anche i diritti di sfruttamento del fotovoltaico. La Rdp – capitale sociale pare di appena 10.000 euro – è una società svizzera di proprietà della Dalbe sagl, che opera nel settore dell’energia e delle commodities, la quale quindi ne garantisce l’affidabilità. La Dalbe, quindi la Rdp, con in tasca le autorizzazioni del Comune e la Convenzione della Samb si presenta a primari istituti di credito e società finanziarie per farsi finanziare il progetto e partire con i lavori, che si sarebbero dovuti riconsegnare entro il 31.12.2010.
Tutti concordano però su un punto: non si può finanziare un progetto che costa circa 7,6 mln su uno stadio la cui proprietà, cioè il Comune, può riprenderselo in ogni momento durante i 25 anni previsti nell’art.21 della concessione. Quindi niente soldi di fronte ad un rischio così elevato sulla aleatorietà del contratto tra Comune e Samb. Panico nella Samb: la convenzione è impraticabile.

Bisogna modificare l’art.21. Fermo diniego del Sindaco e della dirigente Renata Brancadori, la quale non ne vuole sentire nemmeno parlare. Come si può dar loro torto: la delibera del Consiglio comunale (che sul punto tace), il bando e la convenzione, con gli atti amministrativi presupposti, erano una filiera coerente. Cancellare quella possibilità di revoca “ad libitum” del Comune, significava stravolgere la procedura seguita?. Per farlo – secondo la Brancadori e il Sindaco Gaspari –  bisognava tornare al Consiglio comunale e farsi dare un altro tipo di autorizzazione e, forse,  rifare il bando su nuove basi di gara. Visto il muro, la Dalbe fa un’accalorata mail il 21.10.2010 al Comune con la quale si chiede di rendere praticabile finanziariamente la convenzione. Nessuna risposta del sindaco Gaspari.
La Dalbe si sfila, abbandona il campo e con la fuga si sarebbe portata dietro anche la Rdp, ossia la società veicolo che doveva realizzare l’impianto, condannandola al fallimento. Pur di portare avanti l’operazione, il presidente Spina, che con l’ing. Cinciripini aveva messo in piedi questo sofisticato meccanismo, nella convinzione di suggestivi sogni di gloria della Samb, si trova in un vicolo cieco. Non sa che fare. Lo stesso Spina, di fronte a questo quarantotto, tenta di salvare il salvabile e convince Cinciripini a rilevare la Rdp per non farla fallire e portare avanti il progetto. La Rdp aveva anche acquisito dalla Samb il progetto di copertura e realizzazione dell’impianto fotovoltaico redatto (gratuitamente?) dall’ing.Cinciripini, con il quale si mirava ad acquisire i diritti di incentivazione tariffaria previsti dal Gestore Servizi Energetici – GSE- , per coprire il costo di realizzazione,  pari a 1,6 mln.

Va detto inoltre che  Cinciripini, essendosi specializzato in progetti fotovoltaici anche a terra, aveva già di convertito a favore della Rdp ben sei autorizzazioni di fotovoltaico da 1Mw di proprietà sua e di Spina, pari ad un valore di 250.000 euro ciascuna, al fine di autofinanziare i lavori per l’attuazione del Decreto Pisanu.
Si stenta a pensarlo, ma è così: oltre 1,5 mln di autorizzazioni per diritti di sfruttamento di impianti fotovoltaici a terra di proprietà di Spina e Cinciripini vengono iniettati nella filiera Samb-Rdp. Roba da non crederci! La questione però non finisce qui. Manca il finanziamento della spesa per l’installazione dei pannelli fotovoltaici sopra la copertura dello stadio.
La Rdp si mette alla ricerca di un’impresa che si fosse accollata l’onere, dal momento che l’intervento si sarebbe autofinanziato con la vendita dell’energia elettrica all’Enel. In questa fase entra in scena Troiani e Ciarrocchi. L’installazione dei pannelli e la gestione dell’impianto fotovoltaico la fa l’impresa stessa, ma anch’essa si trova di fronte all’obiezione dell’art.21 da parte delle banche che devono finanziare l’opera. L’impresa però ha argomenti più persuasivi della Samb di Pignotti e Spina e il Comune cambia rotta: l’art.21 si può modificare. Così decide la Giunta con delibera 113 del 12.5.2011. La dirigente Renata Brancadori si convince a tal punto, che con la nuova convenzione del 25 .5.2011, Rep.5098 – siamo alla vigilia delle elezioni comunali – la prevista revoca “ad libitum” del Comune viene sterilizzata, qualora applicata, con il riconoscimento degli oneri progettualmente dovuti pari a 4.906.283 euro.

Quindi una garanzia per gli investitori che cancella ogni rischio. Non solo. In caso di fallimento della Us Samb il soggetto finanziatore dell’impianto fotovoltaico – ossia la Decasol srl di Troiani e Ciarrocchi – subentrerà alla stessa concessionaria Samb. Se qualcuno ci chiede cosa è successo politicamente dall’8.6.2010 al 20.5.2011; anzi, dalla mail del 21.10 data della mail della Dalbe che chiedeva le stesse cose di Troiani e Ciarrocchi, non lo sappiamo.

C’è stato un testa coda incomprensibile da parte di Gaspari e la Giunta.  Forse la campagna elettorale e le vicine elezioni, forse le capacità persuasive di Troiani e Ciarrocchi, forse il tardivo ravvedimento della Giunta e dei dirigenti, ma sta di fatto che sono cambiati gli atteggiamenti politici e non i fatti. Situazioni uguali trattate in modo diseguale. Se qualcosa è cambiato, questa è la tariffa riconosciuta dal Gse il cui contributo passa frattempo da 0,422 euro/Kwh vigente al 31.12.2010 a 0,23 euro/Kwh del 31.10.2011, quando l’impianto viene allacciato nelle mani di Decasol di Troiani e Ciarrocchi.
Se quindi il contributo tariffario riconosciuto dallo Stato in 10 mesi si dimezza, il valore dei diritti dell’autorizzazione dell’impianto fotovoltaico passa da 1,6 mln a 500.000 euro. Questo è il debito che si è creato. Una perdita secca di 1,1 mln di euro a danno della Rdp e delle imprese creditrici che avevano lavorato sugli impianti di copertura dello stadio dove Troiani e Ciarrocchi avrebbero installato i pannelli fotovoltaici.

Praticamente sono saltate tutte le previsioni e i piani economico-finanziari. Questa perdita però sta ancora sulle spalle delle imprese che hanno lavorato allo stadio, Troiani e Ciarrocchi vede girare a suo favore per 25 anni i contatori della vendita dell’energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici.

Qui però si apre un altro capitolo di una storia molto sofferta: la “pompa di benzina low cost” che ha segnato la spaccatura della maggioranza, con la Emili che ha rotto i ponti insieme a Pezzuoli e che è poi proseguita sulla delibera di affidamento dello stadio alla nuova proprietà della Samb Calcio.  Per il momento occorre registrare che a causa delle titubanze e incertezze del Comune, la Samb e le società ad essa collegate per la realizzazione della copertura dello stadio al fine di arrivare all’autofinanziamento dei costi di gestione dell’impianto, ad una sponsorizzazione di 150.000 euro in modo permanente e all’agibilità per la serie cadetta senza oneri per il bilancio del Comune, sono stati persi 1,1 mln di euro e che artigiani e imprese stanno aspettando ancora di essere soddisfatti. Inoltre, con il fallimento della Samb, anche la Rdp rischia di saltare.

 

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