SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una partita così ti fa stracciare il taccuino (fisico o emozionale che sia) e ricominciare da capo. La Samb del primo tempo (e di buona parte del secondo) è una squadra dominante, capace di vincere, divertire, e fare quel che vuole. La Samb degli ultimi 15 minuti è una squadra molle e senza grinta, per niente calata nella categoria.

Tornando alla prima Samb, in certi momenti della gara la differenza è stata disarmante: da una parte Tozzi Borsoi si divertiva a tentare il gol della settimana, dall’altra Lucchetti e Rossi si dannavano l’anima per mettere in fila due passaggi – puntualmente respinti al mittente dal bravo Gorini.

A parte pochi tiri da fuori, pericolosi più per Zuccheri – portierino un po’ acerbo, a dispetto del nome – che per la porta rossoblu. Per il resto è tutto un monologo rossoblu, fatto di un gioco solido e aggressivo. Le situazioni di gioco abbozzate a Senigallia sono già entrate nella mentalità dei giocatori, o almeno pare. Il pressing sta finalmente trovando coralità (nonostante qualche spiffero), e i movimenti dei tre davanti è sempre più collaudato.

Gli esterni si scambiano con regolarità, e i loro movimenti – a volte a tagliare, a volte ad allargarsi – creano molti spazi per Baldinini e Fedeli, che hanno sempre l’occasione giusta per il cross o l’imbucata centrale. In tutto questo Tozzi Borsoi è fondamentale; l’attaccante rossoblu fa un gran lavoro, “a tre dimensioni”: avanza sullo spazio per dare profondità, accorcia a centrocampo per dare l’appoggio, e si allarga per scambiare con gli esterni.

Da un suo appoggio nasce l’azione del gol di Padovani – con Baldinini che si allarga per crossare e l’esterno che si accentra per concludere; raddoppiato pochi minuti dopo con un gol da attaccante puro dello stesso Tozzi Borsoi, che approfitta di un rimpallo fortunoso per mettere dentro il due a zero.

Un gol che – a primo impatto – sembra irregolare, e che irregolare lo è stato fino a pochi mesi fa; ora le nuove regole della National Board dicono che basta un tocco (anche involontario) del difensore per tenere in gioco l’attaccante. Una regola che fa discutere, ma tant’è.

Sul due a zero la Samb pare in netto controllo, e Padovani – sempre su un taglio centrale – trova il 3 a 0 con un ottimo stacco sul bell’assist di Fiore. Tutto bene, tutto male. Pochi secondi dopo arriva il gol degli ospiti, che guadagnano il rigore con Cecchini e lo realizzano con Rossi.

Il secondo tempo si riapre con la Forsempronese in attacco, ma dopo cinque minuti la Samb è già dall’altra parte del campo, a sfiorare il gol con Zebi e Tozzi Borsoi, che ci aveva provato da lontano, di controbalzo, con l’esterno –  un eurogol tale da abbassare lo spread. Dopo l’occasionissima buttata da Cecchini – un altro che non fa fede al suo cognome – la Samb veleggiava su un oceano di buon gioco, impreziosito dal gol di Varriale al 60′ (bel diagonale sull’assist di Tozzi Borsoi).

Sembra tutto fatto, ma dopo pochi minuti – il tempo di una conclusione di Traini e un tentativo di Padovani – la Samb spegne la luce. Gli ospiti ne approfittano, e dopo aver accorciato fortunosamente con l’autogol di Fiore (che devia in porta il cross di Rossi) spingono molto di più. Pochi minuti dopo il 4-2 il solito Rossi (autore di un’ottima partita) mette dentro un altro cross dentro: stavolta l’errore è di Borghetti, che sbaglia l’anticipo a uso e consumo del tap-in di Cecchini.

Siamo all’81’ e ora ogni azione provoca centinaia di sospiri – dalla curva, alla tribuna, alla piccionaia. Dopo una grande sofferenza, vissuta a protezione dell’area di rigore, i rossoblu portano i tre punti a casa, insieme a qualche grattacapo.

In conferenza stampa Mosconi ha difeso i suoi, dicendo che il problema della squadra è mantenere il vantaggio. La verità, almeno ad analizzare le singole azioni, è diversa. Dei tre gol subiti solo il primo (con Rossi che passa tra Gorini e Borghetti) è imputabile ad un errore tattico. Per il resto, sono due gol subiti a difesa schierata, con errori dei singoli – Fiore prima, Borghetti poi – non imputabili alla squadra. Se allarghiamo il discorso alla prima gara, c’è da dire che – anche se gli spazi tra centrocampo e attacco erano troppi – il primo gol è arrivato sulla lettura sbagliata di Zuccheri, e il secondo su amnesia di un Borghetti fino a quel momento inappuntabile. Errori dei singoli, e proprio per questo casuali ed estemporanei.

Il lavoro più grande di Mosconi sarà mentale, perché il passaggio tra corazzata e colosso di cristallo passa attraverso la grinta e la tenuta mentale della squadra.

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