SAN BENEDETTO DEL TRONTO (Seconda parte ) – La “doppia Samb” di Pignotti e Bartolemei affonda la Samb di Milone e la C/2.
Leggendo le dichiarazioni del direttore generale Spadoni,che abbiamo riportato su questo giornale in una lunga intervista, la trattativa col presidente laziale per trovare un acquirente per la Samb, è merito suo. La trattativa l’ha avviata sul sagrato di San Pietro a Roma, nei primi giorni di luglio, in occasione dell’udienza di Papa Bergoglio. Una trattativa poi sviluppata dallo stesso Spadoni (a casa di Lotito?) alla quale ha preso parte anche “un noto imprenditore di San Benedetto” di cui però si tace il nome. Secondo una delle gole profonde, sembra si tratti di un imprenditore di Pedaso, che a sua volta però pare abbia trattato con il commercialista di Lotito, certo Scibetta, e non con lo stesso patron della Lazio.
Anche qui però si accampano meriti che sembrano molto fumosi. Infatti, secondo le nostre informazioni, sembra che i due siano arrivati con una settimana di ritardo rispetto ad una trattativa già iniziata con l’ex presidente Sergio Spina e i suoi collaboratori, mentore il consigliere regionale del Pdl del Lazio Fabio De Lillo.

Costoro hanno molto creduto in questa trattativa con il patron romano, che però ha marciato su binari paralleli con un’altra trattativa che la dirigenza Samb aveva avviato con i vari Santarelli, Carangelo e Damaschi e pure con Di Cosola.
Il Presidente Pignotti e il Dg Spadoni sono intervenuti solo per verificare la fattibilità economico-finanziaria, quando il patron aveva già maturato la convinzione che la Samb poteva sostituire l’impegno a suo tempo assunto con la Salernitana.

Spadoni ha smentito che ci sia stata una “doppia Samb” per indicare quella del settore giovanile che marciava su un suo binario diverso rispetto alla prima squadra. Forse ha ragione, anche se non ne siamo convinti, ma anche non ne avesse, la “doppia Samb” è un’altra ben più irritante di quella dei calciatori della squadra dei giovani e degli adulti.

Infatti, c’era anche una “doppia Samb” anche tra i dirigenti della stessa prima squadra (e questa incongruenza, secondo molti, ha fatto saltare il banco) quella del Presidente Pignotti che aveva sposato la strada romana e quella di Bartolomei che invece marciava su un’altra strada, quella di Santarelli ed altri.

Spiega infatti lo stesso Spadoni in una sua lunga lettera intervista del 9 agosto sul nostro giornale a cui abbiamo fatto riferimento, che “le pressioni politiche, mediatiche e popolari” avevano puntato tutto su Lotito (che poi era divenuto l’asse patron-Milone, l’assicuratore romano che si era dichiarato disponibile ad acquistare la società di Pignotti e Bartolomei).
Sostanzialmente Spadoni si chiama fuori e se ne lava le mani, dicendo che il sindaco Gaspari (pressioni politiche), la stampa locale (pressioni mediatiche),  e la tifoseria rossoblù (pressioni popolari), sono stati i veri responsabili della trattativa Lotito-Milone, poi finita nel binario morto della “retrocessione”.

Le cose, però, non stanno così. Basta ricordare alcuni passaggi della vicenda. Innanzi tutto, come dimostrato nell’incontro con la tifoseria rossoblù di “Noi Samb” al ristorante Le Terrazze di San Benedetto il 5 luglio,  fu il sindaco Gaspari a dichiarare chiusa la trattativa con il patron e Milone per la iscrizione della Samb alla Lega Pro, con ringraziamenti ed elogi reciproci con il consigliere Fabio De Lillo, in quel momento ritenuto il vero salvatore della Samb, in quanto protagonista dell’aggancio di Lotito. Probabilmente in quella serata si è consumata la fine della Sambenedettese Calcio, forse De Lillo preso dall’entusiasmo, e conoscendo poco l’ambiente sambenedettese, si è dato (ingenuamente) a confidenze con persone molto vicine ad una componente delle “due Samb” (alla seconda non a quella indicata da Spadoni). C’ero anch’io quella sera e inutilmente  comunicai a qualcuno dei presenti (di NoiSamb) la mia sensazione.

Vediamo i fatti. Quando a metà giugno, De Lillo e alcuni suoi amici si sono presentati di fronte al patron per la prima volta, per convincerlo ad esporsi a favore della Samb, sembra che abbiano esibito una contabilità raccogliticcia che faceva acqua da tutte le parti. Infatti non hanno presentato un bilancio vero e proprio come si conviene ad una società di capitali, ma un elenco di spese e di entrate da pizzicheria, non formalmente documentate, con necessità di ulteriori accertamenti ed approfondimenti. Questa approssimazione ha destato subito sospetti e perplessità su ipotetici debiti fuori bilancio.

Ancora maggiori dubbi sullo stato di salute finanziario della Samb sono venuti quando si è accertato che i debiti fiscali (circa 300.000 euro) comprendevano anche versamenti iva 2010 e 2011 non effettuati. Dopo i primi sobbalzi sulla sedia, il patron ha preteso e ottenuto tutti i documenti contabili che il presidente Pignotti ha presentato e dopo aver ricostruito con qualche zona d’ombra la situazione di bilancio, in una sera di venerdì del 21 giugno, in un noto albergo di Pescara, chiude la trattativa per l’acquisto della società.

Alla riunione però partecipa il presidente Pignotti, ma non Bartolomei e il Dg Spadoni i quali non si sono mai entusiasmati della coppia patron laziale-Milone. In una intervista dopo tale evento, Bartolomei dichiara di non sapere niente.  Una presa di distanza dalla trattativa e dal presidente Pignotti che l’aveva siglata con una stretta di mano! L’altra Samb di Bartolomei trattava e aveva trattato con altri referenti: Piero Santarelli; Carangelo; Di Casola. Sembrerebbe che quello che faceva la mano destra (Pignotti) non sapeva quello che faceva la mano sinistra (Bartolomei) e viceversa. Direi più che “sembrerebbe”.

I più benevoli invece sono convinti che come fratelli siamesi tutt’e due sapevano l’uno dell’altro e che per strade diverse cercassero di uscire dall’angolo in cui si erano cacciati.  Ma c’è anche chi ipotizza che le  “due Samb” hanno giocato un derby: da una parte chi mirava a sbarazzarsi della prima squadra piena di debiti (circa 850.000 euro), dall’altra chi cercava di salvare il settore giovanile, scorporandolo dalla società-madre, ricco di capitale umano e di potenziali risorse finanziarie, da destinare alla valorizzazione del progetto della “Cittadella degli Amici” – da non riderci sopra! – da realizzare nei terreni della zona retrostante lo Stadio.
Una ricostruzione forse anche fantasiosa  ma, dietro le quinte, le “due Samb” non volevano la stessa cosa, fino ad ottenere aria fritta. Infatti, dopo una prima ipotesi di accordo siglata a Pescara, tra Bucci,  un importante imprenditore romano amico di Lotito e il presidente Pignotti, questi ripartono tranquilli per Roma per dare una risposta entro 48 ore.

La diagnosi dei conti da parte dei commercialisti di Bucci,  sconsigliano l’imprenditore nell’impresa Samb. A questo punto, il 25 giugno, il patron fa entrare in scena Milone. Il primo luglio, a Roma, si riuniscono nei suoi uffici tutti i protagonisti delle precedenti trattative, tra cui Pignotti, Bartolomei e il patron laziale. Anche Milone si riserva 48 ore per decidere. A tutti però viene nascosta una verità importante, che Bartolomei e Spadoni forse conoscevano, ma nel dubbio tacciono: che un altro acquirente (Santarelli?) era ancora della partita. Tanto che Spadoni alla sera dello stesso giorno, su Facebook rivela l’esistenza di un’altra garanzia fidejussoria in corso, che però non era quella di Milone.
Gli fa eco il giorno dopo, sulla stampa locale, Bartolomei che si chiede chi potesse essere questo “babbo natale” , oltre la cordata Lotito, che  si rivelava così generoso con la Samb. (Nell’intervista fatta a Pignotti che pubblicheremo la prossima settimana si capisce qualcosa di più)
La tifoseria non cade nella trappola di questo teatrino e reagisce a questa farsa della fidejussione di Santarelli.  Sulla rete web  un coro di opinioni concordi, si orienta verso la cordata Milone,  in quanto ritenuta più affidabile e la dirigenza è costretta a virare in tale direzione, anche se una parte fa finta. La reazione dei romani è furibonda. La posizione dei tifosi e del sindaco Gaspari però condiziona la volontà di Milone, che riacquista fiducia verso la città e la Samb e prosegue la trattativa versando i soldi per la fidejussione sottoscritta il 5 luglio (quello di Santarelli era solo un impegno).
Gli sgambetti però non finiscono qui. Qualche giorno dopo, una voce velenosa sussurra in un orecchio a Milone, che i conti di Pescara ereditati da Bucci sono taroccati e che la Samb ha debiti fuori bilancio per almeno altri 945.000 euro, tanti quanti sono quelli riguardanti i lavori fatti allo stadio per la copertura del fotovoltaico (di cui parleremo prossimamente). La voce velenosa sembrerebbe frutto di una triangolazione con un influente professionista fermano. Nonostante Milone avesse già fatto la fidejussione, il sindaco Gaspari avesse brindato con De Lillo e “Noi Samb”, lo stesso Milone con un disperato testa coda dichiara l’11 luglio scorso che di Samb non ne vuole più sentire parlare, confidando in privato che non ha mai visto tanta confusione ed approssimazione.
Il 16 luglio incombe: è il termine ultimo per presentare il “ricorso tardivo” con tanto di fidejussione alla Federcalcio se si vuole iscrivere la Samb alla C/2. Il Sindaco Gaspari frigge sulla sedia e si precipita a Roma a rassicurare Milone che la questione del debito con gli appaltatori e fornitori dei lavori allo Stadio non c’entra niente e che marciano su un altro binario (di cui parleremo). Milone si rassicura.

Invitato da Gaspari a San Benedetto, trascorre un una bella giornata in compagnia della moglie in Riviera e riparte dopo aver stretto la mano al presidente Pignotti (solo a lui però che poteva cedere soltanto il 70% non di più) fissando pure l’appuntamento davanti al notaio per la cessione delle quote societarie: a Roma, il successivo lunedi 15 luglio alle 11,30. Durante il viaggio verso Roma però,  un’altra voce velenosa – forse dell’altra Samb? –  lo mette al corrente che – come racconta Spadoni – “è sparita dalla sede dell’area tecnica (presso lo Stadio), una cartellina della Asd (l’Associazione del settore giovanile guidata da Bartolomei, Cimmino, Consorti e lo stesso Spadoni) contenente alcune documentazioni contabili”.
Quindi notizia vera! Milone, incredulo e ancora una volta disorientato, sobbalza sul sedile e con grande irritazione fa diramare attraverso un’agenzia che della Samb – ancora una volta –  non ne vuole più sentir parlare. Un’altra doccia fredda. Il pranzo con Gaspari e l’abile scenografia verso la famiglia Milone, era servita soprattutto per rassicurare la moglie di Milone, la quale si era sempre opposta all’acquisto della Samb, nonostante che la Presidenza della nuova società fosse andata alla figlia.

A questo punto, presi dalla disperazione, il presidente Pignotti torna sulle vecchie strade del vice Bartolomei. Torna in auge Piero Santarelli, che già – come testimonia Spadoni – in data primo luglio “aveva prestato garanzia alla Lega Pro a favore della Samb, con l’impegno a sostituirla con la fidejussione non appena acquisite le quote”, ma che il giorno successivo, appena era apparso sulla scena Lotito, aveva annullato tutto. In 48 ore però non si possono reperire 400.000 euro.

Qualcuno pensa che il 16 si possa fare un’acrobazia: presentare solo una lettera di una Banca dove si dichiari che la fidejussione c’è e che sarà versata in un secondo momento. Del resto la Fgci e il Coni – dice Spadoni – l’anno scorso “hanno iscritto 7 squadre con fidejussione false”. Come dire: ci si può provare visti i precedenti, ma ignora che proprio per tali precedenti la musica è cambiata. L’operazione sembra ardita. Meglio pensare che sia meglio farsi rifiutare i documenti che rischiare il codice penale.

Questo è un film comico di cui alcuni vorrebbero scrivere la sceneggiatura, in realtà i documenti che stanno agli atti dicono che la fidejussione c’era fin dal 5 luglio ma non era stata esibita e in suo luogo – come abbiamo visto nella puntata precedente – c’era una lettera del Monte dei Paschi di Siena che ne attestava l’esistenza, solo che alla Federcalcio, ammesso che bastasse, nessuno l’ha vista il 16 luglio! Sicuramente se l’hanno vista non l’hanno presa in considerazione perché – dicono – ci voleva la vera fidejussione.
Guarda caso questa è stata presentata dopo, e protocollata dalla Figc il 17 luglio, il giorno dopo la scadenza, quando era diventata inutile. Come è possibile esibire un impegno finanziario di 400.000 euro di Milone, quando lo stesso giorno in cui detto impegno si dice essere stato presentato l’avv. Di Giovanni (legale della famiglia Milone) dichiara ad un giornale il definitivo disinteresse di Milone verso la Samb?
Era una vecchia lettera esibita il 17 luglio alla FIGC, oppure era un ripensamento repentino di Milone qualche minuto dopo le dichiarazioni del legale Di Giovanni (ricordate anche da Spadoni nella sua lettera intervista)?

Il sindaco Gaspari, i primi di agosto dichiara alla stampa, dopo che qualche giorno prima qualcuno aveva fatto trapelare la notizia che la Samb poteva essere iscritta d’ufficio alla serie “D” su richiesta del Sindaco della città, che tale “panzana” era stata smentita dal Presidente della Figc, Abete. Anzi, la notizia era ben peggiore: il sindaco della città poteva solo chiedere la iscrizione a due categorie inferiori a quella prevista per meriti sportivi, qualora avesse dato idonee garanzie economico-finanziarie. Tutta un’altra storia!  Questa però è solo la parte finale di una storia ancora più confusa che parte da più lontano. Alla prossima puntata.

 

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