Rinascita Samb. Dopo una lunga estate piena di sogni, purtroppo svaniti, che ha visto la nostra beneamata sprofondare nuovamente in fondo al pozzo del calcio italiano, è giunta l’ora di mettere SERIAMENTE le basi per un ritorno al passato. Quello precedente il drammatico torneo calcistico 1988-89.

Dal torneo 1989-90 tutto è stato precario, anche i due play off persi per salire in serie B furono eventi straordinari che confermano la regola. Tre campionati di Eccellenza, nove di serie D erano inimmaginabili dal dopoguerra in poi. Adesso rischiano di non essere più eccezioni ma regola.

Lo ha lasciato ben capire in questi giorni l’attuale presidente della Samb (di fuori come Zamparini, Preziosi, Mezzaroma eccetera, nelle città delle quali detengono la locale squadra di calcio). Paragono Moneti a loro non per potenzialità economiche ma perché il laziale mi sembra animato dallo stesso spirito (in tutto) ma principalmente per esperienza nel campo e per la sua grande voglia di riscatto.

Oltre naturalmente ad avere le idee chiare per quel che riguarda l’impossibilità di avviare un cammino verso le aspirazioni calcistiche, e non solo, di una grandissima parte di cittadini sambenedettesi, senza una base veramente solida con soci veri e progetti veri e trasparenti in partnership con cittadini e istituzioni.

Devo capire –mi ha detto– se questa città vuole marcire in queste categorie o no. Io non sono venuto per vendere fumo bensì per iniziare un nuovo percorso che è stato alla base del mio colloquio con il sindaco, prima che accettassi di iscrivere la Samb nel campionato di Eccellenza Marche. Non sono venuto per regalare soldi (non lo fa più nessuno, nemmeno i super miliardari) o perché sono improvvisamente impazzito. Mi piacerebbe semplicemetne essere a capo di un progetto ben studiato a favore delle sorti della Samb ma sarei anche disposto a ridiscutere il mio ruolo, se ce ne fosse bisogno. Se il Comune fa orecchie da mercante, al di là della concessione dello stadio che, in questa categoria, è più un onere che… un onore e, se nessuno entra in società (adesso e non quando saliremo tra i prof) per condividere costi e idee, in brevissimo tempo dovrò prendere decisioni molto drastiche.  Erano pronti 150 mila euro ma ancora non li vedo, NoiSamb ha alleviato l’onere economico del settore giovanile dove mi auguro che costi e ricavi si bilancino perché un aiuto alla società, seppur minimo, da parte di associazioni di tifosi è imprescindibile”

Porte aperte quindi a ingresso in società di loro rappresentanti nella misura e nel numero delle quote acquisite?

Certamente”.

È stato per me un colloquio utilissimo e non solo perché Moneti ha condiviso molte cose che dico da tempo, anche quello di una squadra del comprensorio rivierasco per la quale dirigenti importanti di altre società limitrofe si sono dimostrati disponibili. Mi ha convinto, insomma. Non mi capitava da tantissimi anni di vedere in un dirigente della Samb la possibilità di intrattenere un rapporto così cordiale, trasparente, intelligente e ricco di prospettive. Magari il tempo mi darà torto ma in questo caso mi sento di… rischiare.

Per questo ho fatto una lunga premessa prima di fare un annuncio ai soci Tps, in modo che possano anticipatamente capire di cosa si parlerà in un incontro con il presidente rossoblu (cena o in redazione), sempre se gli associati saranno disponibili.

L’idea che pongo agli associati è questa: dare all’associazione un’unica finalità, quella di creare soci per la società, oggi diretta da Moneti, fino ad arrivare ad un numero tale da supportare programmi molto ambiziosi e ridare storia ai 21 campionati tra i cadetti, serie nella quale a fine ‘anni ottanta’ la Samb occupava uno dei primi posti come presenze totali, dietro Brescia e Taranto se non ricordo male.

Come? Eleggendo propri candidati ad entrare in società (in base a quote da concordare con l’attuale proprietà) e supportarli con versamenti, non una tantum come ha giustamente  precisato il nostro lettore “Lux” ma in modo continuativo e magari con soci sempre diversi e in base dalle possibilità e voglia di farlo da parte di alcuni di loro.

Socio Samb può diventarlo chiunque su garanzia ed elezione da parte dell’Associazione ma da un aspetto non si può prescindere: i soci Tps (non Soci Samb per la precisione) non devono essere solo quelli che, con grande amore ed entusiasmo, hanno versato e verseranno 50-100- 200 euro ma quegli imprenditori che spesso hanno indicato come deterrenza verso il loro ingresso in società, non il versamento di qualche migliaia di euro, ma l’impiccio di subire pressioni piccole e grandi, anche molto violente  o poco violente che avrebbero creato problemi alla serenità della propria famiglia.

Tutto vero ma, se il loro apporto andasse ad un’associazione di tifosi che se ne assume le responsabilità, il problema non esisterebbe più. Anche perché uno dei punti fondamentali di un nuovo statuto deve essere la trasparenza on line ma anche la possibilità dell’anonimato a chi vuole supportare economicamente la società rossoblu, quando e come vuole e nei limiti delle proprie capacità economiche (non sono pochi da noi ad averle altissime).

Se si ritiene che la Samb (come la pensiamo in molti) possa contribuire, arrivando nelle categorie giuste, a rialzare l’economia rivierasca; mai come in questi tempi (la crisi mondiale incide ma al 50%) così mal ridotta.  L’importante è partire da subito con linee programmatiche chiare condivise da istituzioni e associazioni cittadine di ogni genere.

Questo proporrò ai soci di Tifosi Pro Samb e alla città nella speranza che, chi di dovere, si impegni a dare ad un tale progetto la visibilità (in questo momento è la cosa più importante) che secondo me merita.

Servirà principalmente mettere da parte ogni sorta di invidia e di critiche (che ci devono essere ma non strumentali)  per non fare come è successo, per esempio, con la non iscrizione della Samb. Perché la mia convizione è che il motivo negativo fondamentale è collegato alla voglia di… tagliarseli per far dispetto…. A buon intenditor, poche parole. All’uopo invito i nostri lettori ad ascoltare l’intervista fiume che abbiamo realizzato lo scorso venerdì, con l’ex presidente Roberto Pignotti. Non la volevo “scontata” e così è stato.

È un progetto grande e forse anche pretenzioso ma i sambenedettesi sono famosi per questa prerogativa: i nostri pionieri fecero diventare San Benedetto del Tronto il primo porto peschereccio d’Italia con meno di 20 mila abitanti e con il lungomare detenne il primato del più bel lungomare d’Italia insieme a quello di Reggio Calabria.

Insomma: SVEGLIAMOCI.

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