SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ho assistito quasi interamente al Consiglio comunale di ieri sera. Era incentrato su una delibera della Giunta con la quale si voleva assegnare momentaneamente lo stadio alla nuova Samb per poi fare, a breve giro di posta, un bando ufficiale con Moneti unico pretendente alla gestione dell’impianto.

La delibera sindacale non ha trovato il parere favorevole della sua maggioranza in altri due dissidenti, entrambi del Pd, Zocchi e Pasqualini, che hanno presentato un emendamento diverso, quasi opposto.

Se Gaspari non li avesse accontentati non si sarebbe raggiunto  il numero legale come ha dimostrato l’arrivo in ritardo di Pellei, Pezzuoli e Loredana Emili. Scelta quindi obbligata per cui mi hanno veramente fatto ridere (meglio piangere) le parole di ringraziamento e populiste del consigliere Laversa. Quando ha detto che i due hanno aiutato la giunta a non sbagliare e quando ha detto a Gambini: se non votiamo nemmeno noi  la Samb si troverebbe senza campo.

Populista perché non può non sapere che l’assegnazione dello stadio non era il motivo principale della delibera di giunta. Il presidente della Samb, infatti, avrebbe portato con piacere (se obbligato meglio ancora) la squadra a giocare a Centobuchi o a Grottammare dove certi problemi non esistono nel campionato di Eccellenza.

Il motivo della delibera era un altro per cui ora Moneti sarà arrabbiatissimo.  Perché la concessione dello stadio era cosa ovvia mentre si complica la possibilità che vengano accettate alcune sue richieste di carattere economico, con una gestione precaria (senza bando cioè) della maggiore squadra di calcio della città di San Benedetto del Tronto.

Mi domando infatti (chi ne sa di più mi venga in aiuto):  nell’attesa di un bando legato alla soluzione delle vicende precedenti ““Fino a quando le questioni sullo stadio non saranno chiarite definitivamente” (quindi mai!), l’amministrazione comunale può usare risorse pubbliche cioè euro pubblici, per la società sportiva, al di là di interventi utili e di carattere straordinario sulla struttura?

Utili ma di nessun aiuto a chi ha accettato di gestire una squadra di Eccellenza che comporta pesanti  oneri economici.  Prima di accettare (quel famoso sabato in cui NoiSamb fu presente e Tps no), Moneti, che non è l’ultimo arrivato e che non è uno che improvvisa, avrà sicuramente chiesto a Gaspari garanzie di ordine, appunto, economico. Garanzie che, con un bando… a babbo morto, ora il sindaco non può più soddisfare con la stessa facilità.

Si spiega così il suo discorso nei passaggi in cui dice: “cominci l’intero consiglio a cacciare soldi per la Samb” … se al Comune impediscono di farlo, aggiungo io. Fossi stato un consigliere gli avrei risposto così: cominci lei signor sindaco con i 150 mila annunciati in conferenza stampa e mai arrivati (se non in minima parte) nelle casse della società rossoblu. Che fine hanno fatto? Di chi erano o sono?

Dell’intervento del sindaco mi ha colpito particolarmente quando ha detto: la città ha bisogno di investimenti duraturi. Sarebbe stato bello e giusto se avesse anche indicato un “investimento duraturo” delle sue giunte dal 2006 ad oggi, sette anni dopo cioè. Ma nessuno glielo ha chiesto.

Tanti gli interventi ma quello di Piunti mi è sembrato il più realistico in risposta a quando il sindaco si è accollato il merito, quando era all’opposizione, di non aver fatto concedere a Gaucci  esagerati ettari di terra intorno allo stadio. “Da quando in qua in un governo cittadino le decisioni vengono prese dalla minoranza…”, la risposta del consigliere del Pdl che ha rivendicato gli anni di serie C a grandi livelli di quel periodo.

Due parole pro sindaco vanno però dette: la delibera della sua  Giunta mirava a dare una mano (“qualche” soldo) a Moneti  anche perché glieli aveva, secondo me, promessi. Due suoi alleati glielo hanno praticamente impedito, è questo il succo  di tutta la vicenda.

Ma dimostra altresì che ha accettato le condizioni di Zocchi e Pasqualini solo per motivi strumentali. Per non far cadere la giunta. Non è un processo alle intenzioni il mio ma semplicemente il quadro della realtà e il coraggio di analizzare la politica senza fronzoli, teatrini e giri di parola.

Se sbaglio, correggetemi.

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