SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’intricata vicenda della Samb che si è consumata nel corso di questa estate e che in queste ore fa registrare anche non pochi scossoni politici,  ormai è nota a tutti. Come noto è il suo triste e inaspettato epilogo.

Su  questa storia tanto è stato scritto e detto nelle passate settimane ma  nessuno ha ricostruito i passaggi, le beghe e le piroette di alcuni  protagonisti che hanno avuto un ruolo di primo piano in questa catastrofe  sportiva di una intera città. Grazie ad una gola profonda siamo riusciti a ricostruire i principali passaggi che hanno portato a questo fallimento.

Iniziamo proprio dalla fine, quando l’ormai ex presidente Pienotti il 16 luglio scorso si è presentato negli  uffici della Federcalcio per presentare il famoso ricorso passato alla cronaca come il ricorso tradivo. Quel giorno Pignotti non  venne accolto nè preso in considerazione dall’impiegato incaricato di  ritirare i ricorsi. La vicenda Samb sta tutta qui. Che è successo, perchè il  ricorso non è stato accolto e come si è arrivati alla catastrofe?

Molto si è detto e molto si è scritto nelle scorse settimane sugli eventi  umani e burocratici che hanno accompagnato la ingiusta e immeritata  “retrocessione” della Samb all’Eccellenza. Abbiamo visto una delle più belle e calde tifoserie italiane, degna della serie cadetta, piangere disperata; indignarsi verso la Federcalcio, la Dirigenza societaria, il Sindaco e le istituzioni della giustizia calcistica, ma è stato come prendere l’aria con il cappello. Tutto era confuso, indeterminato, labile. Il classico “scaricabarile”.

L’unica cosa certa era ed è la triste realtà di una squadra meritevole “retrocessa” a tavolino e le lacrime dei tifosi rossoblu! Veniamo ai fatti. Cosa aveva il Presidente  Pignotti nelle mani il 16 luglio? Lui dice che aveva un assegno originale di  9.000 euro e una dichiarazione, una semplice dichiarazione -di  una banca che la fidejussione era stata regolarmente rilasciata, ma che per  problemi tecnici della banca non poteva essere prodotta materialmente.

Dopo  15 giorni dalla scadenza per la iscrizione della squadra alla Seconda  Divisione (2 luglio) appare abbastanza inverosimile che non ci si sia  attrezzati adeguatamente per completare la documentazione nel termine ultimo  di proroga del 16 luglio. Superiamo questa critica e concentriamoci sull’ora  fatidica: le ore 11. Davanti agli occhi immaginiamo il presidente Pignotti davanti all’impiegato della Federcalcio che riceve i  documenti: li prende in mano, controlla, verifica l’esistenza del ricorso,  dell’assegno di 9.000 euro. Manca la fidejussione di 400.000 euro: la parte più importante della documentazione; quella che non aveva consentito alla  Samb di iscriversi il 2 luglio; quella che esclude tutte le società all’iscrizione  del campionato perché sprovviste di idonee garanzie economiche finanziarie  per sostenere un campionato di Seconda Divisione.

Il Presidente Pignotti – a suo dire – si giustifica esibendo una lettera datata 16 luglio di una primaria Banca: il Monte dei Paschi di Siena che dichiara di aver deliberato già in data 5 luglio la concessione di una fidejussione nell’interesse del  Dott.Paolo Milone e che per problemi tecnici – non meglio specificati – non  era stato possibile esibire nello stesso giorno. Fotografiamo questo  istante: Pignotti ed il suo seguito dice che è stata esibita questa lettera  e da sola sarebbe dovuta bastare, ma l’addetto non conferma tale

circostanza. Precisiamo: se ci fosse stata solo la lettera non sarebbe  comunque bastata perché, come ha comunicato la Federcalcio in via ufficiale  in data 19 luglio, la esibizione materiale della fidejussione è condizione  indispensabile dei requisiti richiesti, soprattutto se considerata in un  contesto di proroga ultimativa per la iscrizione al campionato di Seconda  Divisione. Quello che rileva però in questa istantanea è se anche la citata  lettera del Monte dei Paschi c’era. Non ci tornano due conti: se l’ora di  scadenza dei termini era fissata per le ore 13 e invece si sono presentati alle ore 11, ossia con un anticipo di ben due ore e i documenti ritenuti bastevoli con la lettera della ricordata Banca non sono stati accolti, perché il Presidente Pignotti ha girato i tacchi e se ne è andato alla  chetichella e non ha piantato il putiferio perché fossero accolti?

Posto che  non poteva obbligare l’addetto a prenderli e non ha ritenuto nemmeno di  scomodare qualche dirigente superiore, perché non ha vergato immediatamente  un reclamo allegando i documenti che cita essere stati presentati? Se avesse  fatto questa operazione non avrebbe fatto spirare i termini perentori per la  presentazione dei “ricorsi tardivi” e avrebbe costretto l’Alta Corte di  Giustizia Sportiva successivamente adita a non rigettare il reclamo per  mancata presentazione del “ricorso tardivo” anziché a causa della mancata  esibizione della fidejussione. Sembra una questione di cavilli giuridici, in  realtà sullo sfondo di questa vicenda si agita il tormento di molte  coscienze non presenti in quei fatidici momenti intorno alle ore 11, le  quali presumono che la lettera del Monte dei Paschi di Siena in realtà non  esistesse, in quanto acquisita il giorno successivo ed allegata poi al  successivo reclamo. Sicuramente questa è una ricostruzione fantasiosa ma ci  può stare tutta. Se nessuno ne farà una più credibile. Qualche “gola profonda” infatti sostiene che se lettera c’è  stata di una banca, non era quella del Monte dei Paschi di Siena, ma di un’altra  Banca che dichiarava di una fidejussione “furlocca” che sarebbe stata  esibita il giorno del poi e l’anno del mai, in quanto inesistente!

Tali lettere dichiarative – secondo qualcuno – servono a bloccare i termini per guadagnare qualche giorno utile per definire gli impegni economici  finanziari da parte di cordate che si improvvisano per salvare la propria  squadra del cuore. La sistemazione formale dei documenti, infatti, è sempre  possibile una volta acquisito il protocollo. Queste ricostruzioni di  scenario che circolano in alcuni ambienti della tifoseria sono sicuramente  di fantasia e non vengono assolutamente fatte proprie da chi scrive, ma  assumono un loro valore suggestivo all’interno di uno scenario dove il  racconto vero e reale del Presidente Pignotti si presta a diverse  interpretazioni a causa delle contraddizioni dianzi evidenziate e della  debolezza di alcuni comportamenti che avrebbero richiesto ben altre e più  concrete determinazioni. Queste nostre perplessità saranno meglio comprese  nella prossima puntata con la ricostruzione delle vicende che hanno portato  il Presidente Pignotti a presentarsi alla Federcalcio senza i documenti  attestanti i requisiti formali e sostanziali richiesti dai regolamenti e dai comunicati ufficiali della FGCI.

=fine prima puntata=

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