SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La goccia che potrebbe far traboccare il vaso ha le sembianze di una lettera. La lettera spedita dall’avvocato Ermanno Consorti al Comune di San Benedetto. Nella missiva, datata 29 agosto, il legale della ditta Decasol esprime all’ente sambenedettese perplessità ed irritazione per un atteggiamento “frutto di un’errata lettura degli atti pubblici esistenti”.

L’amministrazione comunale, dopo aver autorizzato la Decasol a realizzare l’impianto fotovoltaico  al Riviera delle Palme, ha clamorosamente comunicato l’avvio della procedura d’annullamento della voltura della concessione edilizia. “A vostro dire – scrive Consorti – mancando l’autorizzazione della cessione del ramo di azienda dalla Us Sambenedettese alla Decasol, la stessa cessione sarebbe inopponibile al Comune, proprietario dello stadio Riviera delle Palme e, pertanto, sarebbe illegittima anche l’autorizzazione della voltura del permesso di costruire per il quale è stato avviato il procedimento di revoca in autotutela”.

Le motivazioni sono però per l’avvocato prive di sostanza giuridica e divergenti dai reali accadimenti. A suo avviso infatti, tra la Us Sambenedettese e il Comune di San Benedetto sono stati sottoscritti ben due atti aggiuntivi e modificativi del contratto nei quali, “per quanto confusamente redatti”, emergeva comunque in maniera chiara che il Comune concedente prendeva atto ed implicitamente autorizzava la Decasol ad assumere la qualifica di soggetto responsabile dell’esercizio dell’impianto fotovoltaico “ai sensi del D.M. del 19 febbraio 2007, da realizzarsi sulle coperture degli spalti dello stadio”.

Viene dunque specificato che le vicende dello stadio (i cui oneri ricadono in capo al concessionario Us Sambenedettese) sono separate da quelle legate alla gestione del fotovoltaico. Si aggiunge inoltre che la decadenza del concessionario dalla gestione dello stadio non comporta l’automatica decadenza della concessione rilasciata per la gestione dell’impianto fotovoltaico, fatte salve le ipotesi di revoca della concessione relativa all’impianto per motivate ragioni di interesse pubblico al verificarsi delle quali, comunque, deve essere riconosciuto alla società concessionaria della struttura un indennizzo pari al costo di realizzo, stimato attorno a 5 milioni di euro.

“Nell’ipotesi invece che siano maturati interessi pubblici rilevanti che giustificano la revoca della concessione dell’impianto fotovoltaico – osserva Consorti – vi invito a specificare l’utilizzo della facoltà di recesso da parte della concedente per sopravvenuti motivi di interesse pubblico che giustificherebbero la revoca e, comunque, la mia cliente rinuncerà alla concessione solo previo pagamento dell’indennizzo concordato”.

I rappresentanti della Decasol avrebbero infine riferito al legale di essere stati impossibilitati ad entrare allo stadio per effettuare interventi di manutenzione ai pannelli a causa della sostituzione delle serrature d’ingresso. Un atteggiamento definito “violento” che spoglierebbe la Decasol di un bene “detenuto in maniera qualificata”. A tal proposito, si invitava e diffidava a consegnare entro e non oltre due giorni dal ricevimento della lettera una copia delle chiavi di accesso.

Non è dato sapere se, a sette giorni dalla trascrizione del documento, questo sia giunto in Municipio. A quanto pare, chiamato in causa durante l’infuocata riunione di maggioranza di martedì, il sindaco avrebbe negato di essere in possesso del carteggio.

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