GROTTAMMARE – Che i grandi talenti siano costretti a lasciare l’Italia per cercare fortuna è diventata ahinoi, una consuetudine. Fortunatamente, a volte, questi talenti tornano, anche se per una breve parentesi, di quelle che ci rendono però orgogliosi.

Se si dovesse definire in una parola l’esecuzione di Giovanni Bellucci al Teatro delle Energie di Grottammare,”ipnotica” sarebbe il termine giusto. Difficile staccare lo sguardo dal movimento delle mani del pianista  e dalla intensa interpretazione che i fortunati della prima fila hanno percepito come un gemito.

“Uno dei momenti in cui è doveroso utilizzare il superlativo assoluto”, ha commentato il consigliere Stefano Novelli.

Un grande appuntamento quello di domenica 25 agosto per il  FestivaLiszt, che ha scelto proprio Bellucci per il premio alla carriera, con queste motivazioni: “Per la sua rara sensibilità musicale, tecnica ferratissima e per la divulgazione e valorizzazione dell’ampio repertorio lisztiano nonché la riscoperta di pagine meno frequentate del compositore ungherese”.

Un riconoscimento che il pianista ha accettato con soddisfazione perché, essendo considerato tra i maggiori interpreti di Liszt nel mondo, sente il compositore ungherese come un “compagno di viaggio”.

“Dovremmo staccarci dalle figure mito dei grandi compositori del passato- ha suggerito Bellucci durante il discorso di ringraziamento- e indagare di più sulla loro vita,  le esperienze, gli aneddoti dai quali hanno tratto ispirazione”.

E poi l’esecuzione con un viaggio nella poetica di Liszt dal concerto una Sonata in si minore, alla Rapsodia ungherese numero 12, passando per trascrizione per pianoforte della  sinfonia numero 2  di Beethoven, poi le arie di opere di Verdi fino al Requiem di Mozart, suonato per la prima volta dal compositore ungherese al funerale di sua figlia Blandine.

“Il premio Liszt – ha ricordato il sindaco Enrico Piergallini– è un riconoscimento fortemente legato al territorio, dal contenuto simbolico: dalle macerie il germe della rinascita”.

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