SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Prendete l’ex brigatista Giovanni Senzani, accostatelo al logo della Rai, precisamente quello di Rai Cinema, e la polemica è servita.

Quanto ha speso Viale Mazzini per collaborare alla realizzazione del film Sangue?“. A chiederlo in un’interrogazione parlamentare è il senatore del Popolo della Libertà Maurizio Gasparri, a proposito della pellicola di Pippo Delbono presentata al Festival di Locarno, conclusosi il 17 agosto.

Girato con un iphone e con una tele camerina da appena 300 euro, “Sangue” narra la morte di Margherita, madre di Delbono, ripresa in tempo reale durante il suo calvario fino al momento della sigillatura della bara. Contemporaneamente, il regista racconta anche il decesso di Anna, moglie di Senzani.

Terrorista delle Br a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, Senzani fu condannato all’ergastolo per l’uccisione del ripano Roberto Peci, giustiziato con undici colpi di pistola il 3 agosto 1981, dopo cinquantatre giorni di prigionia. La colpa di Roberto? Essere il fratello di Patrizio, primo pentito delle Brigate Rosse. Diciassette anni di cella, poi Senzani ottenne la semilibertà nel 1999 e nel febbraio 2010, a cinque anni dalla libertà condizionale, divenne definitivamente libero.

Polemiche prevedibili, quasi annunciate. E, come se non bastasse, di traverso ci si è messa la Rai. Perché si scrive Rai, ma si legge servizio pubblico. Allora ci si domanda che tipo di apporto abbia dato l’azienda di stato alla realizzazione del prodotto, dal momento che l’etichetta Rai Cinema è accostata nella locandina, tra gli altri, alla Rsi Radiotelevisione svizzera e alla Casa Azul Films.

“Trovo sconcertante – aggiunge Gasparri – che la Rai abbia potuto finanziare una produzione in cui si e’ data ampia ribalta a un brigatista come Senzani, che non si è mai pentito e non ha mai chiesto scusa per il male fatto. E’ intollerabile che sia stato speso anche un solo soldo pubblico per offrire una ribalta a un personaggio simile. I vertici dell’azienda dicano quanto hanno speso per dare una cattedra a un terrorista”.

 

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