SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ l’ora delle recriminazioni. In fondo, a bocce ferme, è finalmente possibile tirare le somme e sfogare la rabbia. Succede così che pure chi era rimasto in silenzio “per amor di Patria”, oggi decida di togliersi i sassolini dalle scarpe e dire la propria sul tema Samb.

“Non ho parlato prima perché ricoprendo il ruolo di consigliere comunale non volevo dare adito a qualcuno di poter pensare che fosse mia intenzione fare sciacallaggio politico su un argomento a cui tengo in modo particolare”, spiega Pierluigi Tassotti.

L’esponente del Popolo della Libertà ricorda come i colori rossoblu riempiano da quarant’anni “il mio cuore, la mia vita, le mie domeniche pomeriggio. Ero fiducioso – confessa – che alla fine non ci saremmo trovati in una simile situazione o che, perlomeno, sentendo spesso le rassicurazioni dei massimi vertici della società ne saremmo usciti indenni. Niente di tutto ciò”.

“SINDACO INCONSISTENTE” Per Tassotti, il sindaco Gaspari “ha confermato la sua impalpabilità e inconsistenza, fallendo un altro obiettivo della sua lacunosa legislatura”. L’affondo non lascia spazio ad interpretazioni: “A lui della Samb poco importava, altrimenti avrebbe gestito con meno superficialità l’intera vicenda, non precludendosi altre vie di fuga oltre quella che ha testardamente perseguito e comunque trovando la soluzione per garantire la fidejussione che ci avrebbe garantito l’iscrizione al campionato di Lega-Pro. Successivamente avremmo avuto modo e tempo di allargare la base societaria e coinvolgere le associazioni dei tifosi che si sono create”.

Lo sconforto giunge da un’amara considerazione: “In tre mesi sono state cancellate due promozioni ottenute con sudore sul campo. In tre mesi ci ritroviamo nella medesima situazione da cui eravamo partiti nel 2009. In tre mesi si è intaccata la passione e la fiducia di chi in questi anni ha sempre sostenuto il club. Ci hanno consumato l’entusiasmo, perchè oggi più di quattro anni fa lasciamo macerie dietro di noi”.

LO STADIO Capitolo Riviera delle Palme: “ Ci ritroviamo uno stadio che è una cattedrale nel deserto. Inagibile e incompiuto, con debiti lasciati a destra e a manca. Lasciamo un impianto fotovoltaico nato a servizio e in supporto della Samb e finito nelle mani di un privato. Lasciamo un bando per la realizzazione di una pompa di benzina in zona Brancadoro, ribadendo a tal proposito le mie perplessità e intenzionato a chiedere ulteriori spiegazioni a chi di dovere. Ma soprattutto, per l’ennesima volta abbiamo umiliato la nostra storia e la nostra credibilità”.

LA VECCHIA DIRIGENZA Un pensiero, tutt’altro che tenero, va anche alla vecchia dirigenza. “Spina, Pignotti, Bartolomei, Spadoni e Cimmino hanno targato questo fallimento sportivo. L’essere di San Benedetto è un’aggravante. Su di loro aleggerà sempre un’ombra. La riabilitazione, se mai avverrà, sarà lunga e tortuosa”.

“IMPRENDITORIA LOCALE COLPEVOLE” Tassotti non assolve nemmeno l’imprenditoria locale “come sempre latente”. Per il consigliere comunale azzurro “è stata persa un’altra occasione per essere incisivi nel tessuto sociale della città. A loro – aggiunge – va ricordato che negli anni d’oro i rossoblu furono il veicolo promozionale migliore per sponsorizzare e promuovere il nostro territorio. Un favore mai ricambiato. Pure in questa occasione certi imprenditori non si sono smentiti”.

“HO DI NUOVO IL FUOCO DENTRO” Conclude Tassotti: “Dopo i primi giorni di sconforto, sento nuovamente il fuoco dentro, la voglia di esserci ancora, di soffrire, di non soffocare questo sentimento che cresce in modo inversamente proporzionale alle nostre disavventure. Lasciamo un pubblico fantastico che, anche quest’anno, è stato encomiabile superando in alcune partite le 5000 unità. Di una cosa sono però convinto: il popolo della Samb ancora una volta risorgerà”.

Il DIRETTORE risponde a Tassotti con due distinguo

Condivido quasi totalmente le conclusioni di Tassotti ma ritengo che la minoranza politica, visto che la telenovela è stata lunga, doveva intervenire  prepotentemente quando mancavano tre o quattro giorni alla fatidica scadenza chiedendo un consiglio comunale urgente per capire cosa stava succedendo e perché tutto si sarebbe dovuto risolvere all’ultimo secondo. Intervenire ora senza aver partecipato minimamente prima (anche lui e gli altri della minoranza sono stati eletti dai cittadini e dai tifosi della Samb in particolare) è semplicemente inutile. Al limite il sindaco avrebbe potuto rispondere: “non mi serve aiuto, risolvo la situazione da solo e a Roma e alle trattative vado con chi voglio”. A me ha risposto così quando, come presidente dei tifosi, sono stato escluso da qualsiasi partecipazione. Allora sì che la sua lettera avrebbe avuto un senso compiuto.

L’altra cosa che mi intriga riguarda l’inclusione di Sergio Spina tra coloro che “hanno targato l’ennesimo fallimento calcistico” nonostante abbia lasciato la Samb un anno e mezzo fa. Io non sono mai riuscito a comprendere le colpe che ha avuto ed ha l’imprenditore cuprense dall’inizio a questo brutto finale. Non ho detto che non le ha ma semplicemente che non ho capito quali.

Perché lo chiedo a Tassotti? Perché è il più indicato a distinguere le colpe visto che la partenza del 2009 in Eccellenza fu approvata da lui che oltretutto, almeno inizialmente, faceva parte dello staff rossoblu insieme a Spina e Spadoni. Dica finalmente con chiarezza quali sono stati gli errori, le colpe e le omissioni di Sergio Spina visto che lo ha accomunato a Pignotti, Bartolomei, Spadoni e Cimmino le cui responsabilità le conosciamo oggi a memoria quasi tutti.

Tassotti, chiuda il cerchio per favore. Le ricordo anche una sua nota in risposta ad un mio disappunto con il quale criticavo aspramente il comportamento dopo gara tenuto dallo staff di Spina che non era presente, ma egualmente responsabile dell’accaduto per la carica che ricopriva. Se la rilegga nel nostro archivio. Grazie.

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