Samb/Gianni  Moneti – È domenica, vorrei approfittarne per riposare un po’ ma pare che in questa estate sia impossibile.  Dopo le tristi vicende societarie  intorno alle quali Riviera Oggi ha partecipato senza avere o volere avere la possibilità di incidere, a differenza di altri che una chance l’hanno avuta: il sindaco e alcuni tifosi oltre a giornali che con una girandola di nomi hanno, secondo me, un po’ confuso le carte.

Il sottoscritto avrebbe voluto parteciparvi in qualità di presidente di un’associazione di tifosi (TPS) ma ne è stato volontariamente tenuto fuori fino all’epilogo della scelta del nuovo presidente, dopo che la vecchia società (complici principali i vecchi gestori) è stata fatta precipitare dal purgatorio della serie C all’inferno dell’Eccellenza.

Ricordo che il sindaco, per avere conforto e per dividere le proprie responsabilità nell’assegnare sabato 3 agosto la squadra al signor Gianni Moneti, ha voluto vicino a se in Comune alcuni rappresentanti dell’associazione di tifosi NoiSamb. Nella stessa mattinata, essendomi venuto il dubbio che Gaspari non fosse solo nel suo ufficio con l’ex presidente del Perugia, gli inviai un sms con le testuali parole “Se c’è dentro anche NoiSamb piacerebbe partecipare anche a me all’incontro con Moneti. Firmato: Tps, N. Perotti”. Erano le 13.20

Nessuna risposta, nonostante che nel frattempo ci fossimo intravisti dopo che era uscito momentaneamente dal colloquio con Moneti, per il suo solito incontro con la stampa che fu brevissimo quel giorno. Alle 15.08 il sindaco mi fa sapere che mi aspettano presso Bagni Andrea. Alle 15 30 sono al loro tavolo, nonostante tutto, ma un componente di NoiSamb mi impedisce di parlare con Moneti per ben tre volte. Abbastanza seccato lascio il tavolo e me ne torno a casa, dopo appena dieci minuti dal mio arrivo.

Perché ho citato di nuovo questo episodio che in parte avevo riferito già in una mia risposta ad un lettore?  Perché, contrariamente a quanto molti si aspettano, il sottoscritto Nazzareno Perotti li deluderà in quanto non sono né invidioso, né vendicativo, nè tantomeno vigliacco. Altri magari, alle prime presunte difficoltà incontrate da Moneti, avrebbero subito alzato la mano dicendo: “io non ho colpa, le colpe sono di chi l’ha scelto con tanto di ip.ip urrà quel famoso sabato“.

Quando ho visto e parlato per la prima volta con Moneti ho avuto una buona impressione della persona ma, prima di poter giudicare il suo operato tecnico-economico, aspetto di vederlo in azione. Tra le prime parole che mi ha detto per telefono sono rimasto impressionato da queste che vi ripeto: “Sono disponibilissimo a costruire una società super trasparente anche con comunicati giornalieri sulla situazione economica“. Parole, direte, non fatti ma per questi bisogna attendere prima di un qualsiasi giudizio.

Da qualche giorno la nostra redazione viene subissata da ‘e mail’ o commenti di persone che vorrebbero crocifiggere subito Moneti, anche da parte di anonimi che, è già successo, avrebbero piacere che Riviera Oggi lo mettesse sopra i braceri magari per renderselo subito nemico. È un giochino vecchio di chi non ha ancora capito, primo che non siamo stupidi, secondo che ragioniamo sempre in base ai fatti e nel merito, non per losche strategie che, specialmente tra qualche giornalisa e alcune aziende editoriali e di servizio, sono il pane quotidiano.

Nonostante il nostro successo sempre in crescita (siamo sulla soglia dei 20 mila lettori giornalieri) c’è ancora chi non capisce di che pasta siamo fatti. All’uopo ricordo loro per l’ennesima volta che il nostro motto è uno solo. “Il cittadino non è più solo”. Semplicemente così.

Torno al motivo principale di questo DisAppunto: per Riviera Oggi il fatto che a Gianni Moneti sia prima arrivato un avviso di garanzia poi l’annuncio della conclusione delle indagini (due cose che, come si sa, non possono essere assolutamente ritenute accuse) e che lo stesso addirittura rischi l’arresto, appaiono come un tentativo per gettare discredito, e nulla più, che i giornalisti di Rivera Oggi non farebbero mai.

Sia perché l’aspetto non è calcistico, sia perché non c’è nessuna condanna nei confronti del presidente rossoblu (c’è una persona che ha condanne certe e presiede una squadra blasonata con grande successo), sia perché non ci piacciono i processi alle intenzioni, sia perché non è ora il momento giusto, nè lo era lo scorso 3 agosto (quando non per colpa nostra ci si era ridotti ad una scelta da fare nel giro di qualche ora). Al limite se ne poteva discutere tra il 5 maggio e fine giugno quando c’era ancora da scegliere.

Per motivi comunque legati al futuro rossoblu, in attesa di una conferenza stampa,  ho da alcuni giorni chiesto a Moneti la possibilità di intervistarlo per saperne di più ma non al riguardo delle vicende giudiziarie (ne ho lette altre ma da sole non classificano la potenzialità economica di un imprenditore, per molti di loro è quasi una norma) delle quali non sono in grado di emettere ‘sentenze’.

Mi piacerebbe invece conoscere i limiti del suo progetto che poco c’entrano con un settore giovanile diversamente gestito. I cui frutti concreti si possono vedere soltanto dopo alcuni anni e sono diretta conseguenza della categoria in cui milita la prima squadra. Seppur diretto ottimamente ma con la Samb tra i dilettanti la sua importanza sarebbe nulla o quasi o meglio utile solo ad una società di paese quale non può, non deve mai diventare quella rossoblu di Viale dello sport.

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