SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Promuoverà pure uno slogan impopolare, visti i tempi, ma il monumento “Lavorare, lavorare, lavorare”, situato all’imbocco del lungomare, rappresenta di sicuro un tratto distintivo della città. Simbolo identificativo, da esportare oltre i confini comunali. I turisti lo adorano, lo fotografano, lo indicano, insistono per essere immortalati accanto alla creatura di Ugo Nespolo.

Un’opera tanto invidiata quanto devastata. Dai graffiti e dagli sfregi che da anni tormentano l’installazione. Nessuno che, nel frattempo, si sia preso l’impegno di ripulirla, di restituirle dignità. A lei, ma più che altro a noi.

E’ comunque tutta San Benedetto ad affogare nelle imbrattature. Viale Secondo Moretti appare come una vera e propria lavagna, il ponte che accompagna la passeggiata sino alla Rotonda Giorgini non presenta un centimetro quadrato privo di scritte, le storiche balaustre di Viale Buozzi sono martoriate da orribili sigle senza un minimo di senso.

A giugno sono partiti gli interventi di pulizia della città. L’amministrazione comunale ha schierato una task force per tirare a lucido i punti più strategici della Riviera grazie al coinvolgimento di dieci persone per cento ore, retribuite attraverso il pagamento di buoni lavoro “voucher” di 10 euro l’ora.

“Non c’entrano niente con la questione dei writers – spiega l’assessore al Decoro Urbano, Eldo Fanini – la risoluzione di quel problema spetta esclusivamente alla Multiservizi. Il progetto non riguardava questo punto. Stiamo ragionando con i comuni limitrofi che hanno gli stessi nostri problemi, auspichiamo di risolverli assieme”. Buone intenzioni che si trascinano da anni.

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