SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Super corteggiato per meritocrazia: “Sono un creativo, svolgo semplicemente il mio lavoro. Probabilmente qualcuno nota e riconosce le mie competenze”. Stefano Greco replica così al Popolo della Libertà, che aveva contestato i troppi incarichi affidati dall’amministrazione comunale al presidente del Consorzio Turistico.

Sotto il marchio della Tuber Comunication, Greco organizza Fritto Misto e Anghiò, ma anche Vongolopolis a Porto San Giorgio, Veregra Street Fod a Montegranaro e Diamanti a Tavola ad Amandola: “Sono idee mie, il logo è registrato. Collaboro con comuni di centrodestra e centrosinistra. Sono per caso una piovra? Non è giusto politicizzare sempre tutto”.

C’è poi il discorso della cooperativa Oikos, di cui lo stesso Greco è consulente, e che a San Benedetto gestisce il Museo del Mare, l’Auditorium Tebaldini e il Teatro Concordia. “Nel primo caso è stato effettuato un bando, siamo stati gli unici partecipanti”, ricorda assieme al presidente Mario Sergiacomi. “Andrebbe verificato il miglioramento apportato al servizio, abbiamo introdotto un tocco di innovazione. Spendiamo 70 mila euro l’anno per il personale, rigorosamente del posto. Noi creiamo occupazione”. Per quanto concerne le altre due strutture invece, la gestione è stata affidata senza gara, dato che la defezione senza preavviso della precedente ditta non permise di redigere immediatamente un nuovo bando. Il regolamento comunale consente per forniture di importo inferiore ai 40 mila euro (la cifra si aggira attorno ai 12 mila euro) di affidarsi direttamente ad un operatore, a patto che la decisione sia motivata. Il limite di sei mesi è però scaduto da tempo e della gara, ad oggi, non c’è alcuna traccia. “I soldi presi sono stati tutti rispesi per i lavoratori. Siamo fuori tempo? Non dipende da noi decidere sul da farsi. Se qualcuno si rivolge a me – prosegue Greco – io cosa devo rispondere? Certe accuse sono ridicole, a parti invertite non avrei lanciato mai questi attacchi. Mi sarei documentato”.

Tanti successi e qualche flop, come la Sea Card, iniziativa del 2012 successivamente convertita in Piceno Pass. Un investimento complessivo di 200 mila euro da parte del Comune per quattro anni: “L’anno scorso non riuscì benissimo, stavolta abbiamo corretto il tiro. Il progetto partì in maniera barcollante, ora è ok. La mia indennità nel Consorzio prescinde dalla Sea Card. E comunque, io ho aderito, però l’idea è di altri”.

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