SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Non si ferma l’attività dei comitati di quartiere e delle associazioni specializzate per impedire l’operazione di stoccaggio del gas nella zona Agraria e in generale nelle Marche. Una protesta non incentrata sull’impianto in sé ma sul rispetto dei diritti dei cittadini: quando sembrava ormai scongiurato il pericolo visto il parere negativo alla realizzazione fornito dal presidente della Regione Gian Mario Spacca e dall’assessore Sandro Donati a fine gennaio 2013 sulla scorta di uno studio di Terre.it curato dall’UniCam, c’è stato un ribaltamento della situazione con la delibera del VIA regionale in data 18 marzo 2013 con il procedimento passato in mano al Ministero.

Un analisi del procedimento in questione ha fatto emergere numerosi problemi, primo fra tutti l’inversione tra la Riserva Sentina e la zona Agraria, assai rilevante data la differente incidenza nel caso si tratti di una zona abitata o meno.  Non solo: l’ubicazione della centrale è stata prevista in un’area soggetta ad esondazione del bacino del Tronto, cosa che si sarebbe potuta scongiurare con una modifica (mai avvenuta) della perimetrazione PAI, dato che dopo una più recente alluvione l’area in questione era sommersa da due metri d’acqua.

Oltre ai problemi oggettivi della zona intervengono inoltre anche limiti a livello legale, come la mancata osservanza della direttiva 2008/114/EC sul piano di sicurezza degli operatori e con la sentenza n. 93 del 20 maggio 2013 della Corte Costituzionale che ha dichiarato parzialmente incostituzionale la legge regionale n. 3/2012 relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale, la quale con direttiva 2011/92/UE è già attuata senza il bisogno di una normativa di recepimento.

I motivi che hanno spinto i presidenti dei comitati di quartiere e l’associazione Ambiente e Salute nel Piceno a mobilitarsi per presentare al Consiglio Comunale un documento in cui si richiede la revisione del VIA regionale sulla base della Riforma Bassanini sono molteplici: oltre la sicurezza per una zona antropizzata già di per sé compromessa, deve essere quello del gas un problema di interesse generale sia per la salute dei cittadini  che per l’aspetto economico di svalutazione dei beni che danneggia il turismo che è fondamentale per la città.

La soluzione auspicata per evitare procedure maggiormente onerose e improduttive per la stessa regione è che si arrivi ad un risultato simile a quello ottenuto con la vertenza sul maxi-elettrodotto, con l’annuncio del presidente Spacca del definitivo stop al progetto. Qualora non ci fossero risposte positive è già previsto il ricorso al mezzo della diffida con responsabilità personale degli amministratori.

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