Don Giuseppe Sabatini è nato a San Benedetto del Tronto il 11-09-1924 ed è deceduto giovedì 18 luglio 2013, all’età di 88 anni. Ha insegnato nel Seminario di Gualdo Tadino, in Umbria.

Ha giocato nella Sambenedettese, negli anni 40-41-42-43.

Di seguito una intervista di Pino Perotti, direttore de L’Espresso Rossoblu.

D-In famiglia approvavano la sua scelta giovanile di giocare al calcio?

R-Io, il calciatore lo facevo di nascosto, perché mio padre era contrario e dovevo inventargli ogni volta delle scuse. Insomma qualche bugia innocente, penso, simile a quelle di tutti i ragazzi della mia epoca.

D-Chi ha avuto come allenatori nella sua esperienza di calciatore della Sambenedettese calcio?

R-Come allenatori ho avuto Zilizy, Moretti e Notti

D-Quando ha indossato per la prima volta la maglia della Samb, in una gara ufficiale?

R-Ho esordito giovanissimo nella Samb, all’età di 16 anni, in serie C, contro il Ravenna nella stagione 40-41. Ho sostituito, prima di Pulcini poi di Speranzini, che erano le due ali della Sambenedettese.

D-Chi erano i massimi dirigenti della Società?

R-Giorgini e Lagalla erano un po’ i ‘fac-totum’ della società. Il Presidente era Ennio Spina. Ricordo che vendeva i mobili (lavorava con il legname) e mi fece le scarpette da giocatore con il compensato, perché non si trovava la misura per il mio piede piccolo. Una scarpa rigida… che non dimenticherò mai.

D-Ricorda Andreanelli?

R-Andreanelli era alto e magro e nei miei ricordi era un dirigente della società.

D-Che ricorda del Giuseppe Sabatini calciatore della Samb?

R-Sono stato sempre un calciatore umile e schivo dalle forme di divismo esistenti anche allora. Una volta, nel derby con l’Ascoli, sbagliai un rigore, perché sul terreno c’era fango dappertutto e colpii male la sfera. Un tiro frontale, smorto, senza forza. Il pubblico, che teneva moltissimo all’incontro con l’Ascoli non criticò l’errore e rimase in un silenzio assoluto che nessuno si aspettava, io per primo. Non un fischio, non un commento negativo. Quell’episodio mi colpì moltissimo.

D-Quando decise di dare l’addio al calcio per abbracciare il sacerdozio?

R-Dopo la guerra, militai ancora nell

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