SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quattro anni fa, quando la Samb fu esclusa dai campionati professionistici, si era ancora nel mese di luglio e una pioggia improvvisa si abbattè su San Benedetto. Mentre scrivevo che non c’era possibilità di salvezza, ero davanti al computer, in redazione, e iniziai a piangere.

Mai avrei pensato di piangere in quel modo: ripensavo ad anni e anni di partite, trasferte, da tifoso e da cronista, e mi dicevo: “Tutto è stato inutile”.

Però oggi è diverso. La rabbia è sorda, è amarezza. Non ero davanti al Municipio, ma ho parlato con tantissimi tifosi. Il mio sentire forse è abbastanza comune, anche se rimane un pensiero personale: se la Samb deve finire, che finisca qui (mentre scrivo mi giunge notizia che un corteo di tifosi, che da ore stazionavano davanti al Comune, si sta dirigendo verso la Statale).

Non c’è voglia di “ricominciare”, non c’è voglia di tornare in campi che non competono al pubblico rossoblu. Meglio vivere di ricordi.

Almeno per un anno, rielaboriamo il lutto. E pensiamo ad un calcio diverso, che questo non è degno.

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