SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lo stile di Bersani? Felice Gregori è convinto di averlo emulato: “Ho alzato bandiera bianca dopo averle provate tutte, proprio come Pierluigi”. L’ex segretario comunale del Partito Democratico non cela l’amarezza per una decisione sofferta, ma allo stesso tempo obbligata. Le motivazioni dell’addio, anticipate a sorpresa al termine dell’infuocata assemblea di mercoledì, sono state scritte nero su bianco nel documento inviato al coordinatore provinciale, Antimo Di Francesco. “L’Unione della settimana scorsa è stata l’ennesima dimostrazione di come il Pd non sia capace di elaborare una propria linea, a causa dei personalismi presenti all’interno. Sono stato utilizzato come capro espiatorio e mi hanno accusato di essere nemico dell’amministrazione”.

Nella missiva, Gregori vuota il sacco. L’insofferenza di questi ultimi mesi viene liberata definitivamente: “Nel partito è mancato il confronto, le colpe non si possono imputare esclusivamente al segretario. Nel mio percorso ho incontrato persone leali, altre lo sono state meno. Ho tentato di promuovere il confronto, non sono stato messo nelle condizioni di farlo. Se da una parte si auspica l’autonomia dei componenti, dall’altra si ratifica in silenzio e si etichetta come avversario chi si oppone a questa pratica”.

Parole che testimoniano ancora una volta la vicinanza di Gregori alle posizioni dei dissidenti Loredana Emili e Sergio Pezzuoli. “Speravo in un suo ripensamento – commenta Di Francesco – almeno fino all’autunno. Non posso far altro che ringraziarlo per l’impegno profuso. Adesso si deve guardare avanti e mettere al centro il programma di mandato da perseguire”.

Lo stesso Di Francesco avrà due settimane di tempo per convocare una riunione comunale. Qui saranno presentate le candidature per la successione di Gregori. Nel caso in cui i nomi non venissero alla luce, verrebbe eletto un commissario fino al prossimo congresso, come recita l’articolo 5, comma 11, dello statuto del Pd.

L’ipotesi del traghettatore, ad oggi, è quella più battuta. Di Francesco – promosso dallo stesso ex segretario – dovrebbe declinare l’invito. Probabile a questo punto che il Pd si tenga il jolly per ottobre (una donna?), optando per una figura minore e di transizione.

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