SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il foglio è pronto, la penna pure. La lettera a firma di Felice Gregori approderà nelle mani di Antimo Di Francesco sabato pomeriggio. All’interno verranno snocciolate le motivazioni che hanno indotto il segretario locale del Partito Democratico alle clamorose dimissioni, annunciate a margine della turbolenta Unione Comunale andata in scena mercoledì sera all’Hotel Progresso.

Eppure, c’è ancora chi – come San Tommaso – se non vede non crede. “Non c’è niente di scritto e di ufficiale – taglia corto il capogruppo dei democratici, Claudio Benigni – aspetto prima di parlare. Chissà, magari ci ripensa”.

Ipotesi improbabile, anche perché i toni di Gregori non sembrano essersi ammorbiditi col passare delle ore, anzi. “Il mio unico interesse è che il Pd ricominci a camminare, senza di me lo farà senza ostacoli, dato che il problema ero io”. L’ex segretario ammette di aver ricevuto messaggi di solidarietà “dentro e fuori il partito”, eccezion fatta per i fedelissimi del sindaco: “Da loro ovviamente no”.

Una missiva privata contenente il ringraziamento per il lavoro svolto è stata scritta da Fabio Urbinati. Nonostante ciò, l’assessore Pd rivendica la scelta di impedire ai tesserati la votazione del documento redatto dai dissidenti, in merito alle questioni delle pensiline fotovoltaiche e del distributore di benzina low-cost. “Il testo andava nel tecnico, nello specifico. Inoltre, per quale motivo un partito deve esprimersi con una votazione? C’è un organo eletto, c’è un segretario. La sintesi la fa lui. Non ha senso andare ad una riunione e comporre un documento in extremis, non sta né in cielo né in terra”. Un’idea comune all’interno del gruppo, sottolineata con foga ancora da Benigni: “Si pretendeva la conoscenza da parte nostra di norme regionali, paesaggistiche ed ambientali. Non era possibile esprimersi. Mercoledì non abbiamo assistito a qualcosa di nuovo, sapevamo che la frattura era insanabile. La sorpresa effettiva la rappresentano semmai i Giovani. Avevano comunicato che non avrebbero assunto posizione, rimanendo super-partes. Non è andata così”.

La crisi profonda nel Pd crea di fatto problemi di stabilità alla giunta Gaspari. L’onorevole Luciano Agostini tenta però di allontanare i fantasmi che aleggiano sul Municipio: “Le tensioni ci sono, la situazione è seria, ma non voglio pensare che ci sia chi lavora per questo epilogo. Ne usciamo fuori solo se si torna a parlare delle esigenze reali dei cittadini. Il Pd deve giungere ad una sintesi, altrimenti tutto appare come una disputa tra persone. Gregori? Ho grande stima per lui, tuttavia le sue dimissioni sono state affrettate in termini politici. Il congresso è alle porte, bastava attendere”.

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