SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “La nostra città fa accoglienza. Accettiamo tutti, chi ci piace e chi no”. Marco Calvaresi difende così la sua presenza in occasione della visita in Municipio dell’ambasciatore nordcoreano Kim Chun Guk. Parole pronunciate in apertura del Consiglio Comunale di giovedì, dopo la richiesta di delucidazioni effettuata da Pasqualino Piunti.

E’ stato un incontro molto piacevole, abbiamo ricevuto dei complimenti e da sambenedettese ho apprezzato”, prosegue il presidente dell’assise. “Che poi la Corea del nord adotti quel tipo di politica è un altro discorso. L’ambasciatore ha pronunciato un discorso di apertura al mondo. Da uomo d’affari, mi chiedo comunque come mai quando si parla di Cina non c’è mai lo stesso scrupolo in merito ai diritti civili. Ognuno ha la sua sensibilità”.

Per il Popolo della Libertà, Calvaresi avrebbe dovuto esibire un atteggiamento differente. “Il presidente rappresenta tutto l’emiciclo, il Comune si è messo addosso un fiore all’occhiello inopportuno. In Corea del Nord, oltre al pericolo nucleare, vige un regime che viola la libertà, non è stato un passaggio felice”.

Il sindaco osserva in silenzio. Inizialmente non replica, ma improvvisamente dal cilindro tira fuori un precedente del 20 gennaio 2005: “L’allora primo cittadino Martinelli, il vice Piunti e l’assessore Lorenzetti ricevettero l’ambasciatore del medesimo Paese a San Benedetto. Gli fecero visitare le varie imprese della città, la coerenza è importante”.

La stoccata non basta però a celare il malessere di una maggioranza oggettivamente imbarazzata. Più che rinfacciare a Gaspari la decisione di accogliere l’ambasciatore, si contesta l’opportunità di inviare attraverso l’ufficio stampa del Comune il comunicato del dottor Massimo Urbani, nel quale si condannava “l’ignobile ed ignorante propaganda negativa internazionale”. Non solo: “Andava fatta presente la posizione dell’amministrazione sul tema della dittatura – obietta la dipietrista Palma Del Zompo. Quel documento doveva essere evitato, Urbani non ricopre ruoli politici, è un cittadino comune, poteva spedirlo con la sua mail. L’unica speranza è che il contatto con stati in cui la democrazia è più avanzata possa essere da stimolo per avvicinarsi alle nostre condizioni”.

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