SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Via dalla direzione comunale del Partito Democratico di San Benedetto. Giuseppe Cameli rassegna le dimissioni da membro del gruppo, comunicando la clamorosa decisione al segretario locale Felice Gregori, a quello provinciale Antimo Di Francesco e alla coordinatrice del Circolo d’appartenenza, Claudia Schiavon.

La vita democratica del partito è ormai un lontano ricordo e continuare a partecipare per come oggi è ridotto non mi appassiona più”, esordisce. “I circoli non sono più il luogo della discussione politica, dell’elaborazione delle proposte e del confronto. Il dibattito interno è stato sostituito da rari momenti assembleari in cui più che discutere ci si limita a prendere atto di decisioni maturate altrove. E quindi il ruolo dei dirigenti e dei militanti è profondamente svilito”.

Cameli esprime disagio e, pur senza citarli, sposa la causa dei dissidenti Loredana Emili e Sergio Pezzuoli. “È diventato difficile persino cercare di portare il proprio contributo, poiché ogni forma di critica e sprone viene piuttosto vissuta come un pericolo da evitare finanche attraverso l’esclusione di chi la propone e senza sentire il bisogno di approfondire nel merito le questioni portate all’attenzione”. In compenso, “il tentativo di contribuire su temi specifici viene messo da parte”. Come quando lo stesso Cameli si spese, invano, per costituire un circolo tematico “su un argomento sensibile e in forte evoluzione come la sanità che nonostante fossero stati messi a disposizione tutti gli atti che lo statuto prevede, dopo tre anni, ancora non riesce a vedere la luce”.

La situazione per lo storico tesserato democratico “è divenuta insostenibile, tanto da rendermi impossibile sentirmi parte di questo gruppo dirigente. Mi conoscete tutti – conclude – la mia è una storia politica fatta di lunghi anni di militanza al servizio di questo partito già dalle sue precedenti articolazioni. Coerentemente con la mia storia di passione e impegno civico e politico, continuerò a far parte del Pd, nella speranza che la nuova stagione congressuale possa portare mutamenti profondi, rigenerando l’importanza del partito e restituendogli quel ruolo che oggi si è di fatto trasferito nelle mani degli amministratori e degli eletti”.

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