SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Autosospesi da tutti i ruoli ricoperti all’interno del Pd. Lo hanno deciso i Giovani Democratici, stufi delle liti e dei contrasti in atto all’interno della prima forza di maggioranza. “Serve una terapia d’urto, non ce la sentiamo più di andare avanti così. Il partito ormai è ridotto al lumicino”.

Gianluca Pompei rinuncerà al ruolo di coordinatore della direzione comunale, mentre Iacopo Zappasodi (segretario dei Gd), Elisa Gilormello, Riccardo Divisi, Alessandro Calamai e Marco Giobbi negheranno il loro voto all’interno dell’Unione Comunale. Rimangono invece intatti gli incarichi all’interno della sezione under del movimento.

“La drammaticità del momento economico e sociale richiederebbe una nuova fase di confronto interno per individuare le priorità della città. Si è di fatto creato un corto circuito che ha prodotto una progressiva invasione di campo da parte dell’amministrazione, divenuta luogo unico delle scelte e degli indirizzi politici. Sono stati relegati gli organismi di partito, le assemblee convocate saltuariamente spesso servono solo a ratificare”.

I Giovani non prendono posizione. Intendono rimanere fuori dalle lotte intestine che vedono da mesi protagonisti il gruppo consiliare e i dissidenti Emili-Pezzuoli. Tuttavia individuano precise responsabilità: “I tre circoli non hanno mai prodotto un momento reale di discussione. Il dibattito interno si è tradotto in sterile contrapposizione tra persone. La politica è scivolata in secondo piano. Questo è l’ultimo avviso da parte nostra”.

Se nulla muterà le conseguenze saranno visibili al prossimo Congresso: “Potremmo lanciare la nostra proposta alternativa. La nostra idea di politica è differente. Noi ci riuniamo ogni settimana e chi è fuori viene coinvolto con Skype. I grandi dovrebbero istruirci, essere da esempio. Non lo stanno facendo. Il nostro malumore non è affatto legato alla vicenda dello Skate Park, quello è un altro aspetto”. Rimane comunque l’arrabbiatura per come è stata scaricata dal capogruppo Claudio Benigni l’altra battaglia della categoria: l’istituzione del registro delle coppie di fatto. “Sappiamo che non è una priorità, però è uno strumento di civiltà. Chiedemmo a Gregori di fissare un appuntamento per presentare il progetto. Non abbiamo ottenuto risposta. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Nuove proposte? Ce ne sono: “Interverremo sui temi del lavoro e dell’imprenditoria giovanile. Fino ad oggi abbiamo chiuso un occhio, da adesso saremo sul pezzo, fino in fondo”.

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