SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Primi caldi estivi, ultimi verdetti calcistici. Con la conclusione dei playoff di Lega Pro (e la promozione del Carpi) si è completato un quadro desolante, per la regione Marche. Zero squadre tra serie A e B, un record negativo che accosta la regione centro-italiana a realtà “inferiori” (lo dicono i numeri) come Basilicata, Molise, Trentino e Valle d’Aosta. La retrocessione dell’Ascoli – ampiamente festeggiata da moltissimi marchigiani – è stata la pietra tombale di una realtà che, pur contando tra le sue fila realtà gloriose come Sambenedettese, Ancona e Ascoli, sta vivendo il suo momento peggiore. Una situazione difficile, che investe anche Maceratese, Vis Pesaro, Jesina e Civitanovese, a lungo tra i professionisti e ora rilegate in serie D.

Crisi economica, ma non solo. Se da una parte l’Emilia Romagna – colpita economicamente (e moralmente) dal terremoto – è la prima in Italia per numero di squadre, un motivo (che non può essere quello economico) c’è. Le Marche – proprio in virtù delle tante eccellenze regionali – sono attanagliate da invidie e campanilismi, una lotta intestina dove tutti si pestano i piedi e nessuno fa passi avanti. La scorsa stagione di serie D è stata l’ennesima prova, con le marchigiane a farsi battaglia (tra loro) e il San Cesareo in fuga (come il Teramo l’anno prima). Alla fine l’ha spuntata la Samb, ma solo perché Ancona, Maceratese e Civitanovese hanno fatto il loro dovere. Prestazioni oneste, che dovrebbero essere normali; son sembrate miracoli. Dall’altra parte della barricata la “fratellanza” laziale ha fatto tutto per non rallentare il San Cesareo, che ha giocato 33 partite e un’amichevole (se non due) contro l’Astrea.

Siamo sull’orlo dell’abisso, se non già dentro. La Sambenedettese e l’Ascoli sono le ultime speranze per trainare un movimento che rischia un brusco ridimensionamento. Bisogna darsi una mossa, sperando nel ritorno tra i professionisti di un’altra marchigiana, perlomeno. E’ tempo di dimenticare le frizioni – o relegarle solo all’ambito sportivo – e iniziare a lavorare per crescere insieme. Senza perdere di proposito, naturalmente (questo lo lasciamo ad altri) ma combattendo anche contro i nemici dei nostri nemiciC’è tempo per i litigi, ed è sempre meglio farli in serie B, se non più in alto.

6 squadre: Emilia Romagna (Bologna, Carpi, Cesena, Modena, Parma e Sassuolo)
5 squadre: Lombaria (Atalanta, Brescia, Inter, Milan, Varese)
4 squadre: Toscana (Empoli, Fiorentina, Livorno,Siena) e Veneto (Chievo, Cittadella, Padova, Verona)
3 squadre: Campania (Avellino, Juve Stabia, Napoli), Lazio (Latina, Lazio, Roma), Liguria (Genoa, Sampdoria, Spezia), Piemonte (Juventus, Novara, Torino), Sicilia (Catania, Palermo, Trapani)
2 squadre: Abruzzo (Lanciano, Pescara), Calabria (Crotone, Reggina)
Una squadra: Friuli Venezia-Giulia (Udinese), Sardegna (Cagliari), Puglia (Bari), Umbria (Ternana)
Zero squadre: Basilicata, MARCHE, Molise, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta.

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